Per quanti anni lavoreremo ancora?

Non so se vi è mai capitato di pensare quanto ancora ci resta prima di dire addio al nostro ruolo professionale, qualsiasi esso sia. Se può essere un conto alla rovescia per chi ha un lavoro fisso da anni (un lungo conto alla rovescia), può diventare invece un grande abisso per chi è precario.

Infatti, è meglio non pensarci.

pensione-gpg-guardie-giurate-vigilanza-privataTuttavia è inevitabile farlo, perché se arranco oggi, probabilmente arrancherò domani (o forse no, ma chi lo sa) e sapere che tra 20 anni, ossia alla soglia dei 60 anni, sarò ancora qui a lamentarmi del mondo brutto e cattivo non è molto alettante.

È un pensiero che, in rari casi di ottimismo (i miei rari casi) può essere da stimolo per fare progetti lungimiranti: tra 20 anni il mio settore starà in piedi? Esisterà? Sarò considerato “utile” da chi lo gestisce?

Sì, ansia.

Credo che il trucco stia nel non fermarsi mai, qualunque risposta la nostra mente ci ispiri quando ci facciamo queste domande. Bisogna ascoltare le risposte, certo, ma nel frattempo agire, continuare imperterriti e andare.

Ma ndo nnamo?

E questo non si sa. Ma se oggi ho l’opportunità di fare questa cosa, la faccio. Se domani mi ispira seguire quel determinato corso, lo seguo. Perché nella vita, in fondo, non si sa mai. E nel frattempo cerco di fare quello che mi piace.

Il trucco sta nel trovare un minimo di passione in quello che si fa. Consci, però, che la passione non basta e non ci dà da mangiare. Inutile avere idee geniali e lungimiranti se poi non abbiamo i mezzi, le energie, i soldi per attuarle.

Tra 20 anni io non ho la più pallida idea di cosa starò facendo. Mi piacerebbe saperlo, giusto per evitare quei treni infiniti di seghe mentali notturne, ma non è così. Per vivere ora insegno, ieri scrivevo. Ieri scrivevo pensando a quanto fosse bello insegnare e avere più tempo a disposizione, oggi insegno pensando a quanto sia bello poter scrivere e correggere le bozze.

In ogni caso, in ogni mio caso, non sono mai contenta. Nulla mi fa pensare che sarà diverso tra 20 anni e, quindi, meglio darsi da fare, imparare sempre cose nuove e che il futuro si fotta, almeno un po’.

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Quest’anno inizio con due corsi, uno di lingua francese (perché mi piace), l’altro relativo all’insegnamento (perché non si sa mai). Devo solo trovare anche il tempo per scrivere.

E si va. Pronti forse no, ma si va. Nessun proposito particolare se non quello di arginare le paure per un futuro che poi magari nemmeno arriva (e pensa la sfiga allora!).

Buon 2018 lettori, e che sia in salute 🙂 

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