Gente che va e che viene. Dove il lavoro c’è

L’incognita di questi anni è capire come muoversi, dove andare, come cercare un posto di lavoro che sia adeguato alla propria competenza, sia per mansioni sia per stipendio. E già parlare di stipendio (o contratto) è un lusso.

1810-10-40-25-3582Insomma, sono rientrata da pochi giorni dalla mia esperienza fuori casa. Non sono andata lontano, poco meno di 200 km, ma sempre fuori stavo. Quella esperienza è finita, ma un’altra è in procinto di iniziare, a settembre, nella grande metropoli di Milano. Ossia, torno a casa.

E ieri ho salutato il mio migliore amico che, come me, ha concluso la sua esperienza qui e, a differenza mia, parte. Va all’estero. E non potrei essere più felice per lui, anche se ovviamente mi spiace. Ma l’emotività passa in secondo piano. Senza lavoro non ci si può stare. E quindi “cheers” per lui, applausi e gioia.

Ah, no, non siamo 20enni alla ricerca della nostra strada. Siamo 40enni alla ricerca di una vita possibile. Decente. Accettabile. Nonostante i sacrifici. Almeno per qualche momento di tranquillità. E non c’è partenza leggera, quando sei negli “anta”.

the_arrows_point_back_and_forth_by_buschie-d5c6ea6Si va e si viene. No matter what. Non importa molto come e dove si va, ma si va. Esattamente come i miei nonni nei primi anni del 900. Si va, si cerca lavoro. E si spera che non arrivino guerre. E se arriveranno si affronteranno. E si spera che la salute regga. Altrimenti si affronterà anche quella. Non c’è partenza leggera.

La poesia è proprio in questa resilienza, nel sorriso che comunque non manca mai, nelle speranze che a volte incontrano la realtà, ma che non finiranno mai. Senza speranza non ci si muove. Piedi per terra e testa razionale. Non c’è partenza leggera.

Ad ogni modo, visto che questi due mesi sarò disoccupata, vado a informarmi come prendere il sussidio di disoccupazione o come si chiama. Non c’è partenza leggera. Ah, l’ho già detto? 😉

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5 pensieri riguardo “Gente che va e che viene. Dove il lavoro c’è

  1. Già. A volte penso che niente sia veramente cambiato.
    Quando sono stata al molo a cui arrivavano gli emigranti in Australia e da cui partivano i militari australiani mandati a combattere chissà dove in Europa ho sentito una stretta al cuore.
    Siamo molto più fortunati, le condizioni sono migliorate, ma… è ancora la mia e la nostra storia.

  2. Guarda… ne ho 2 palle! Di tutto e tutti.
    E’ un mondo che gira tutto attorno ai soldi e a un cazzo di posto che ti permetta di incamerarne.
    E quando quel posto lo trovi, lo devi tenere a tutti i costi, qualunque siano le condizioni, e devi pure lottare per tenerlo (l’atteggiamento passivo non funziona).
    E il tutto perchè per ogni cosa servono un mucchio di soldi.

    In questo periodo ho a che fare con la sanità….. beh…. non gliene frega niente a nessuno se stai male e magari muori pure: l’importante è che paghi e loro ti faranno solo ed esclusivamente la prestazione pagata.
    Se hai pagato per un’ecografia “all’unghia” (esempio) , passeranno la sonda solo sull’unghia e mai si allungheranno alla prima falange. Magari hai un problema 1 cm più giù che ti porterà alla morte, ma quel cm più giù non lo guarderanno!
    Devi andare a fare la visita dal tal medico per pagare con lo scopo di farti dire che che devi fare altri esami, per poi tornare da lui a ripagare.
    Ah… dimenticavo: il primo posto disponibile è tra 3 mesi! Ah, come? Privatamente? Allora è domani. Sì, certo: stessa struttura, stesso medico, stesso macchinario, ma se paghi salti la coda.
    E quel tizio che deve stare in coda più a lungo perchè lo scavalchi… beh… creperà, pazienza.

  3. In bocca al lupo per la nuova avventura in quel di Milano.
    è come dici tu, si viene e si va (giuro che non è autopromozione della mia rubrica, sto solo utilizzando le tue parole! :)). Ormai è così e nell’era ormai della tecnologia è paradossale essere tornati indietro nella storia, a quello che succedeva già un secolo fa. O forse sono semplicemente corsi e ricorsi, sarà così anche tra un secolo.
    Nello stesso tempo, però, bisogna avere la tua forza di volontà e la tua voglia di combattere, anche contro la lontananza dalla tua famiglia e dalla tua vita quotidiana. E chi la dura, la vince.

    1. Grazie Stefano!! È come dici tu, la parte più difficile di questa “depressione storica” è mantenere la voglia di fare, di non arrendersi, di tenersi lucidi. Il resto è paradossalmente secondario, ma se si riesce a stare costruttivi nonostante tutto i risultati arrivano! Grazie ancora 😉

E tu che ne pensi? :)

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