Letterina del disoccupato a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
visto che sei stato sempre molto buono con me e visto che anche io sono sempre stata molto buona, con te e con tutti – compresi i creditori e i mala-datori di lavoro – quest’anno vorrei focalizzarmi su un unico desiderio che, però, contiene in sé una miriade di piccoli regali che sarebbero graditi.

In fondo, se ci pensi, è da quando ho 16 anni che conosco il significato della parola lavoro: prima da studentessa, poi da universitaria, mi sono sempre prodigata al raggiungimento di adeguati salari. Poi, dopo la laurea, ho continuato, sebbene le porte sbattute sulle gengive fossero tante (ti ricordi?). Per 10 anni ho perseguitato, arrivando addirittura a comprarmi una casa. Che esosa.

Poi è finito tutto, ma io, imperterrita, ho sempre messo il lavoro sul podio, mi sono rimessa a studiare, master e certificazioni, ho ricominciato da capo e ora la mala-occupazione regna sovrana. Purtroppo non riesco a rassegnarmi e continuo ad avere una incrollabile fede nel lavoro “giusto”.

Perdona quindi la mia richiesta assurda, so che sarà impossibile esaudirla, ci vorrebbe un miracolo, ma ecco la mia letterina.

1. Vorrei, per una volta, un sano mal di testa da “over-working”, di quelli persistenti, che ti fanno sentire spossata e che ti fanno andare a dormire alle 20. Perché se hai il lavoro giusto, un po’ di straordinario non può che giovare a sentirti davvero una lavoratrice degna di questo nome. Il mal di testa che ora mi viene è solo da frustrazione e stress: non c’è paragone.overworked-woman-stress
2. Dammi colleghi stronzi di cui sparlare e di cui lamentarmi. No, non il datore di lavoro, proprio il collega. Quei giorni in cui ti alzi e vorresti tirarli sotto con la macchina, per poi però ridimensionare il problema appena ci si trova per la decima volta alla macchinetta del caffè.140630124859_1_900x600
3. Ti prego, Babbo Natale, non risparmiarmi nemmeno una riunione-fiume-inutile, di quelle che non portano a nulla se non a un gossip sul nuovo vestito del capo. Di quelle che che fanno sembrare tutta la serie dei Teletubbies un trattato di strategia “high level”. Di quelle che iniziano inesorabilmente alle 17.30.

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4. Fammi tornare al meraviglioso mondo dei pendolari. Quello fatto di bestemmie indicibili e di ritardi, di scioperi, di svenimenti e di abbonamenti salati. Fammi alzare alle 5 per paura di perdere il treno o di trovare tutta la Lombardia in tangenziale.

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5. Caro Babbo Natale, non dimenticarti di farmi trovare anche le “ore buche“, quei meravigliosi momenti di vuoto cosmico in cui tutto vorresti e potresti fare ma sei obbligato a timbrare a una certa ora. E, così, dopo aver svolto una decine di lavori inutili, ti ritrovi con lo sguardo perso nel vuoto e la morte dentro, in attesa della libera uscita.

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6. E perché no? Vorrei tanto trovarmi occupata quotidianamente con il capo beota, quello che soffre di un complesso di inferiorità e sbraita tutti i giorni su ciò di cui non sa. Quello che ha una posizione buona e tutti si chiedono come abbia fatto a raggiungerla. Quello che, oltre a problemi di autostima, ha anche problemi di igiene.

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Caro Babbo Natale, se queste ti sembrano cose brutte da chiedere a te, forse non ti è stato spiegato molto bene che cosa significa appartenere alla generazione di invisibili senza presente e senza futuro. Forse ti sembrano dei paradossi, ma in verità, se tutte queste cose ti capitano in un contesto che definisco “il lavoro giusto”, diventano magicamente caramelline e soffici bignè.

Ecco perché tutto si riassume in un unico, grande desiderio:

Ti prego caro Babbo Natale, fammi trovare un “lavoro giusto”, un lavoro che sia in linea con la mia formazione, con le mie capacità, con le mie aspirazioni personali e professionali, che sia pagato in modo equo rispetto a un mercato equo e che mi faccia finalmente trovare un “perché” ogni volta che suona la sveglia. 

Con affetto,
la tua fan più devota.

 

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11 pensieri riguardo “Letterina del disoccupato a Babbo Natale

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