Just a perfect day: la massima aspirazione del disoccupato

Se ci si ritrova a 37 anni e mezzo senza un lavoro, con l’idea dell’orologio biologico che non ci tocca (l’idea di un figlio, se non sei sposata con un milionario, diciamolo… è angoscia pura), con le giornate che si susseguono tra speranze, illusioni e delusioni in un circolo vizioso e ineluttabile… be’, se ci si ritrova in questo stato, la massima aspirazione a cui una può ambire e il “perfect day”.

Ovviamente, il mio giorno perfetto sarà ben diverso da chiunque abbia un lavoro, ambizioni di carriera e figli a cui badare. Eppure, per quanto possa sembrare più semplice, è estremamente più complesso.

Il mio perfect day prevede:

  1. niente lacrime, a meno che non ci sia qualche film che ne vale la pena;
  2. affetto e coccole come se non ci fosse un domani (e mai questa espressione, che odio dal profondo, potrà essere presa in modo più letterale);
  3. qualche buona lettura o, in alternativa, qualche buon corso che consenta di sentirci di nuovo vivi (anche se la società lavorativa ci ha già seppellito e dimenticato);
  4. una chiacchiera con l’Amica, quella che non ti giudica, che non pettegola su di te, quella che in fondo dentro di sé vive le stesse angosce;
  5. un po’ di musica, perché i sogni non devono mai smettere di avere una degna soundtrack;
  6. una lunga dormita, perché un buon sonno (se si è insonni) è meglio di qualsiasi colloquio;
  7.  qualche ricetta da sperimentare, perché quando non si è troppo depressi da restare come vegetali sul divano, creare ci riavvicina al divino, decisamente (in cucina ma anche ai ferri, con le matite, con la qualsiasi);
  8. atarassia, ossia totale assenza di turbamento, che sia fisico o mentale (da distinguere bene dall’apatia);
  9. sorrisi a profusione, qui e là, accompagnati da notizie positive, tutte e qualsiasi;
  10. un progetto, che sia di vita, di serata, di pomeriggio, di un’ora, un weekend o un viaggio. Progettare significa proiettarsi e muoversi, è il preludio di un agire che, per forza di cose, ci sposta da dove siamo.

E buon “perfect day” a tutti, occupati e disoccupati. Allontaniamo le crisi di nervi, le depressioni e le negatività che ci ammazzano. Io ci provo.

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8 pensieri riguardo “Just a perfect day: la massima aspirazione del disoccupato

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