A te, sì, a te, ti auguro una buona dose di disoccupazione

Non si augura del male a nessuno, è una mia regola, tuttavia a volte credo che certe esperienze di vita siano illuminanti per certi personaggi che proprio non ce la fanno a vedere al di là del proprio naso. La disoccupazione, intesa come perdita del lavoro, come perdita conseguente di autostima, di un ruolo, di uno stipendio, di privilegi, di riconoscimento sociale, di identità può essere davvero una lezione utile a molti.

lazy_recruiterA te, impiegato statale di qualsiasi ufficio, ti auguro una disoccupazione a tempo indeterminato, per farti conoscere una vita alternativa dove niente ti è dovuto, né lo stipendio, né una sedia da scaldare.

A te, professore di scuole secondarie o primarie (o come le volete chiamare ora), a te che sei entrato nella scuola quando non serviva nemmeno una laurea e non sai che cosa sia il precariato, a te che ti lamenti del tuo “misero” stipendio sicuro come la morte ogni santo mese, pure luglio e agosto, proprio a te, ti auguro una disoccupazione doppia, perché per riavere il tuo posto dovrai non solo laurearti, ma anche sborsare soldi per l’abilitazione e affrontare almeno 10-20 anni di precariato totale. Auguri. Anzi, “buona scuola”!

A te, impiegato di una qualsiasi azienda, proprio  te che, se quel giorno hai poco da fare stai a giocare a carte sul pc – tanto nessuno ti vede e anche se ti vedessero nessuno ti toglie lo stipendio – ecco, proprio a te: che ti colga il “ridimensionamento aziendale”.

A te, che ti lamenti che, da operaio, non ti danno il rinnovo del contratto che ti garantisce 18 euro in più al mese. A te, che hai iniziato a guadagnare a 17 anni, ti auguro di perdere il lavoro e di doverti laureare, per poi fare almeno 3 stage a inculonia e, poi, se vuoi, ne riparliamo.

A te, che lavori sul treno con la tua bella divisa verde e che ogni mese, o più volte al mese, fai sciopero, guarda caso proprio di venerdì. Ecco, a te, un po’ di disoccupazione, poi un bel lavoro da pendolare a 60 km da casa, 40 ore la settimana, ovviamente con un “contratto di collaborazione” che, te lo dico, non esiste, è un ossimoro.

lazyA te che “questi ticket non valgono niente”, “questo ufficio mi annoia, chiedo il trasferimento”, “non vedo l’ora della 14esima”, “non è giusto, in banca lavorano di meno”, che ne dici, proviamo con un bel contratto di disoccupazione intorno ai 45 anni?

A te, sì, carissimo impiegato di banca, che “mi sono fatto il culo per arrivare a fare il cassiere”… che tenerezza, proprio non ci arrivi, vero? A te un bel crack finanziario che ti lascia in mutande.

A te che “non ho mai inviato un cv in vita mia”, e magari a 40 anni hai cambiato già quattro lavori sicuri. A te, che credi che ciò sia dovuto alla tua bravura, ti auguro di ritrovarti in una città dove non conosci nemmeno lo spazzino. Scommetti che non trovi un lavoro decente?

A te, che il diploma te l’hanno regalato per sbatterti fuori, che “laurea” non sapevi nemmeno come si scriveva, che hai trovato un lavoro qualsiasi, inattaccabile solo perché erano i mitici anni ’80. A te, che nemmeno ti impegni per imparare a usare il computer… Mi fai tanta pena che quasi non ti auguro la disoccupazione, vivi già in una tomba, eppure voglio darti una chance: prova per un anno a non avere nulla da fare, magari riscopri il valore di lavorare la terra e lasci il tuo posto a chi è competente.

Buon mese delle streghe e buona disoccupazione a tutti, belli e brutti 🙂

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43 pensieri riguardo “A te, sì, a te, ti auguro una buona dose di disoccupazione

  1. ti basti sapere che in un posto pubblico dove mi trovavo come collaboratrice professionale legale, è stato detto da un funzionario “beata te che non devi rispettare un orario e puoi studiare per i concorsi”…..loro hanno tantissimi privilegi anche sotto l’aspetto dei permessi studio….io in realtà quando mi assentavo x un giorno me lo sentivo rinfacciare,
    quindi….che cattivo gusto

  2. Bello il tuo post. Io penso che il problema sta nel fatto che principalmente una persona non è mai contenta di ciò che ha, vuole sempre di più, guarda sempre l’erba del vicino con invidia invece di pensare a stare bene con ciò che ha, che questo poi non voglio dire che sia un male….è che alla fine ci si accorge delle proprie fortune solo quando per un motivo o per un altro le si perdono.

    1. Esatto, infatti uno dei pensieri che ieri ho avuto è stato: “Come sono fortunata!”. Un pensiero che, spesso, mi dimentico di fare, presa come sono dai milioni di problemi che ho, come tanti…

          1. Il non averlo è una tragedia che umilia la persona. Ogni cittadino dovrebbe avere la possibilità di provvedere al proprio sostentamento in maniera indipendente. Oggi purtroppo il lavoro scarseggia (eufemismo) e il 70% delle offerte sono indegne di un paese civile. Per questo ci si dovrebbe accontentare del lavoro che si ha e svolgerlo al meglio pensando a quanti ragazzi vorrebbero lavorare e non riescono a farlo. Io me ne sono reso conto un anno fa quando la mia azienda è entrata in crisi. Sono entrato in crisi pure io, ho passato periodi difficili ma oggi sto meglio anche se la situazione lavorativa è sempre complicata.

  3. Dal mio punto di vista, aggiungerei a questa lista le ex colleghe che sorridono e rimangono stupefatte quando racconti aneddoti della tua ultima esperienza lavorativa (ovviamente terminata). Sono arrivate persino a dirmi che erano invidiose di tutti quei lavori che avevo fatto, di come era divertente cambiare azienda, vedere persone nuove, acquisire nuove competenze (?)…mentre loro…nel disperato grigiore dei loro loculi..”guarda, non ti dico la noia!”(sic!)
    Eh già, me tapina che non capisco il divertimento di questa giostra disperata e senza fine, ogni sei mesi ad arrabattarsi come uno può tra colloqui, spese, speranze e fregature, senza nessuna tutela o assegno di disoccupazione che tenga. Però con il sorriso (quando hai la forza di tirarlo fuori) e fiducia (a targhe alterne, ma spesso presente).
    Ecco: per tali soggetti, proporrei disoccupazione perenne, oppure contratti a chiamata, lavoro gratis o stage retribuiti con applausi e pacche sulle spalle…giusto per vedere l’effetto che fa.

  4. Proprio oggi sul mio blog si discuteva del cambiamento, che può essere portato da insoddisfazione oppure da necessità. E a volte, di fronte alle necessità, non sempre si ha la possibilità o la forza di cambiare. Io per esempio affronto il tema dell’espatrio, ma è sempre possibile? Ci sono sempre le condizioni per andare da qualche altra parte?
    Ecco, quando la risposta a queste domande è no, penso agli impiegati statali che si lamentano, pur vivendo una situazione principesca e mi vengono gli attacchi di bile.
    Forza e coraggio e in bocca al lupo a tutti!

    1. Bravo, ora vado a leggere il tuo post che mi sembra proprio in linea con la mia situazione. Al di là del desiderio di espatriare, nella mia situazione lavorativa e professionale devo parlare più di necessità: l’estero rappresenta l’unica possibilità concreta per mettere sul campo le mie competenze, per rimettermi in gioco e per poter sperare in un futuro ma… non posso, a causa della mia situazione personale.
      E da qui viene la frustrazione e l’intolleranza verso le persone di cui parlo. Grazie del tuo messaggio e per essere passato di qui! 🙂

      1. Capisco benissimo. A volte facciamo le cose troppo semplici. E qui non si parla, come chiaramente dici tu, di voler fare carriera (nel mio post descrivo una situazione estremamente “felice”, ci si trova di fronte ad una multiscelta), ma di avere un lavoro. Credo che potremmo fare una discussione interessante, del resto la mia rubrica durerà almeno 10 puntate!

        1. Vero, sto proprio leggendo il tuo post, bellissimo. Certo la situazione di Denise non è lontanamente vicina alla mia o a quella dei “mala-occupati” italiani, però i punti critici che vengono presi in considerazione, al di là dei contenuti, sono gli stessi.
          Non vedo l’ora di leggere le prossime puntate 🙂

          1. Grazie Bia, l’articolo mi è piaciuto molto per quello, perchè pur riferendosi ad un esempio specifico, può senza ombra di dubbio essere ampliato a chiunque. A volte, anche a chi deve cambiare vita, indipendentemente dal lavoro.
            a presto!

  5. Son passato anch’io per una chiusura aziendale e per la fase di…. “depressione da ricerca di lavoro da più di 6 mesi“.
    Quindi comprendo.
    A parte questo e a parte le raccomandazioni (mai lavorato per conoscenze), per tutto il resto faccio parte della categoria che tu detesti: pensa che….non ho nemmeno il diploma 😀 😀 😀 😀 Giuro! E faccio il programmatore informatico nel settore dell’automazione industriale.
    Mai ditte grandi: sempre piccole, dove se non vali ti cacciano anche se hai un contratto a tempo indeterminato: il mio datore di lavoro dice che i soggetti negativi è meglio pagarli per levarseli subito anzichè tenerseli come palla al piede (da pagare un poco alla volta) per sempre. E lo fa!
    Io ,nonostante cazzeggi moltissimo, sono considerato uno dei migliori dipendenti… al punto che qualcuno ,tra il serio e il faceto, dice che probabilmente sono un leccaculo. Ma non è vero!!
    Mai leccato culi: semplicemente faccio ciò che mi viene assegnato, entro le scadenze e soprattutto lo faccio bene BENE! Funzionante, non cagate.
    Gli altri si ammazzano di lavoro per mesi su un progetto e fanno cagate. Poi il cliente si incazza, la ditta fa brutte figure sul mercato…
    Io per gli stessi mesi dedico al progetto 3 ore al giorno e funziona tutto bene, anzi mi tocca correre dietro anche ai malfunzionamenti degli altri.
    I leccaculo vanno bene solo in aziende dove tutto resta immutato per decenni, perchè se invece le persone cambiano…crolla tutta la reputazione e il giro di simpatie che t’eri costruito..
    Invece l’azienda dove lavoro è molto dinamica e i capi cambiano spesso. In una situazione del genere i leccamenti non funzionano: sai quanti ne ho visti a “piangere” dopo aver perso il loro “angelo custode”?

    Non guadagno molto, ma non si vive di solo pane. E poi non ho grandi spese, soprattutto non avendo figli.

    Sì… mi lamento solo del trattamento economico in rapporto al mio lavoro/operato e soprattutto in relazione ad altri stipendi che conosco. Però va bene così: non vado a cacciarmi nelle rogne solamente per l’orgoglio.
    E poi so bene che il mondo del lavoro, là fuori è una merda. Quindi apprezzo ciò che ho.

    1. Bravo, bravissimo. Unico appunto, io non detesto chi ha un lavoro, anzi, lo ammiro. Ma detesto le categorie sopra citate (ben precise eh!), che si dimenticano della fortuna che hanno o che, peggio ancora, ci sputano sopra prendendo in giro l’utenza e la società civile tutta, sfruttando le falle di un sistema malato.

  6. Quando ci vuole ci vuole, per questa massa di lamentosi poco o nulla facenti pagati. C’è chi ha davvero problemi, senza dubbio, ma ci sono anche tanti che non hanno la minima idea di cosa sia lavorare, eppure si atteggiano a orgogliosi pilastri della società.

  7. Io sono dalla parte dei fortunati che un lavoro ce l’hanno e se lo tengono stretto!! quattro anni fa sono letteralmente scappata da una situazione di mobbing (3 anni infernali in cui cercavo altro e non trovavo) stile diavolo veste prada con annesso (mio) esaurimento nervoso. Adesso mi ritengo fortunatissima perchè ho un lavoro che mi piace e segue bene o male gli studi che ho fatto (sono laureata in lingue e sono l’interprete della ditta, oltre che impiegata tuttofare).
    Ne approfitto e faccio un grande in bocca al lupo a te e tutti quelli in cerca di lavoro! :*

    1. Oh, che bello! Questa sì che è una storia positiva! Una fenice che rinasce 🙂 Grazie per averla condivisa e mi auguro la stessa fortuna/bravura, a me e a tutti quelli che arrancano come me ora 🙂

  8. epica. sono anni che vedo le stesse cose, sento le stesse cose e penso le stesse cose. ho eliminato i lamentini col contratto indeterminato dai miei contatti privati, giusto per smetterla di farmi il sangue amaro, ad esempio…ma non è servito a molto. sono là, fuori, sono ovunque, e sono più di noi (?) beh, di sicuro sono più fastidiosi.
    epica. davvero.

    1. Eh cara, siamo epiche entrambe che sopravviviamo alla grande a queste cose, che abbiamo la sfiga di vederle, subirle e che ci fanno venire la bile alle ginocchia. Cchiù disoccupazione pe’ tutti ci vuole, altro che.

  9. …e sai qual’è la frase preferita di questi? “Siamo sulla stessa barca”. Ho fatto uno sfogo simile al tuo qualche giorno fa, me ne rendo conto che sia un terreno scivoloso e che ogni generalizzazione possa contenere tracce di ideologia liberista della competizione selvaggia tra individui…tuttavia come non essere d’accordo, come ignorare decine, centinaia di situazioni vissute e come essere zen di fronte a tutto ciò…

    1. Sì, le generalizzazioni fanno saltare i nervi anche a me, ma qui non volevo generalizzare, anzi, punto il dito proprio su quegli individui che, li conosco, ci sono in ogni categoria citata. E diciamo che la solidarietà di chi è disoccupato o di chi è dipendente aiuta a creare una coscienza generale verso un problema che non si può ignorare. (ora vado a leggere il tuo post 🙂 )

  10. Io sono giusto in questo momento in coda per chiedere la disoccupazione dopo 4 mesi di lavoro estivo ( meglio di niente..) ed è vero che non tutti capiscono questa situazione .. Sempre tutti a lamentarsi con un lavoro fisso.. Beati loro..

    1. Eh già. Perché se noi disoccupati abbiamo imparato a non lamentarci troppo della nostra disoccupazione, non vedo come possa anche solo accennare un lamento chi un lavoro ce l’ha. Per carità, poi le ingiustizie ci sono e vanno denunciate… ma solo quando e se sono ingiustizie.Non ammetto lamentele di chi pretende per sé solo nuovi privilegi sulla base del nulla.
      (ps. e in bocca al lupo a te… a noi e a tutti!)

  11. Io per fortuna sono dall’altra parte della barricata (se di barricata si può parlare), però vedo tanti colleghi che sono convinti che trovare un lavoro sia facile. Anzi, che sia facile trovare un lavoro in linea con quello per cui abbiamo studiato, con delle ottime condizioni e anche vicino a casa. Ahimé so bene che non è così…e chi parla di solito vive ancora con mammà per cui non sa che ogni mese c’è l’affitto/rata del mutuo da pagare.

    1. Ecco infatti, brava. Perché qui non si tratta di barricate ma proprio di intelligenza, c’è chi ce l’ha (disoccupato o impiegato) e chi non ce l’ha. E se mi capita tra le mani una persona che non ce l’ha e spara sentenze dal suo posto di lavoro… divento una iena 😀

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