Che cosa non sopportiamo?

Ci sono determinate situazioni in cui la nostra tolleranza è messa a dura prova. Possono essere le persone, i discorsi, gli ostacoli o le prove che la vita ci mette di fronte, nostro malgrado; tutti abbiamo un limite di sopportazione e, di solito, ognuno ha il proprio. Quello che non sopporto io può essere il sogno per un’altra persona e viceversa.

Anche in questo caso, mi chiedo perché io devo avere un limite di sopportazione così basso per cose che invece mi farebbero stare meglio, da un certo punto di vista. Ma vediamo nel dettaglio.

10 cose che proprio non sopporto

1. Il lavoro in azienda. Forse è perché ho avuto esperienze estreme e pessime, forse è solo che non sopporto essere limitata a una scrivania per 9 ore al giorno a vita o quasi. Chiedere il permesso per andare dal dentista, non poter fare la spesa, non avere tempo utile alla gestione di una vita sana, non poter andare in ferie quando costa meno. Sono tutti limiti che trovo di un’idiozia assurda e, quindi, mi si scatena l’intolleranza. Non sarebbe più semplice se sognassi di fare l’impiegata? Sì.

i_hate_people_grande2. Le amicizie facili. E no, essere mia amica significa potersi stracciare le palle a vicenda con le paranoie, con i sogni, con i problemi più intimi che, di solito, portano anche alle risate più sincere. Che mi frega di te, che magari ti vedo ogni sabato, ma che mi parli del nulla cosmico? Preferisco te, che non ti vedo da anni, ma che uno sguardo basta per andare oltre.

3. Le discussioni di politica spiccia. Chiariamo una cosa, la politica è una cosa seria, ma proprio per questo trovo stupido parlare di destra o sinistra, scannarsi su “Renzi sì, Renzi no”, alzare la voce per ciò che non si conosce o si crede di conoscere senza farsi alcuna domanda che, per ovvie ragioni, non può avere una risposta univoca.

4. L’individualismo. È vero che il mondo ci spinge a questo, ma nessuno di noi è al centro del mondo altrui, quindi adoro le persone che allargano i propri orizzonti, ma vade retro quelli che “il mio giardino è fighissimo, vuoi venire a vederlo?”. No, non voglio, o andiamo a guardare l’orizzonte o nel tuo giardino ti ci puoi seppellire. Da solo.

96c99-untitled5. “Non puoi permettertelo”. Ora, è chiaro che uno yacht da 50 metri non è proprio alla mia portata, ma tutto quello che non è a 4 cifre, se mi impegno, posso raggiungerlo. Perché non concedersi un viaggio breve solo per vedere una città nuova? Non ho un lavoro fisso? E chissenefrega! Mangerò meno il mese prossimo.

6. “Non ci pensare nemmeno”. Ecco, credo che stiamo arrivando al nocciolo della questione: ho tanti limiti materiali e mentali, sicuramente, ma il pensiero lasciatemelo libero. Poi magari lo ridimensiono, ma se devo pensare mi piace farlo in grande, senza se e senza ma.

7. Adeguarsi, adattarsi, scendere a compromessi. Anche qui, è ovvio che, come tutti gli esseri umani, ho uno spirito di adattamento elevatissimo, ma il discriminante è il “perché”. Mi adatto a qualsiasi situazione se e solo se sono motivata a farlo. Cosa mi motiva? I miei sogni e le mie necessità (o quelle dei miei cari), punto e stop. Le ragioni dei più, di solito, mi annoiano e mi spingono verso l’opposto: verso il disadattamento.

8. La frustrazione lavorativa. Dopo 20 anni nel mondo del lavoro, dopo 13 anni nel mondo del lavoro “da grandi”, non c’è stato un solo giorno in cui non abbia subito una qual si voglia frustrazione. Vuoi per il pagamento, per le condizioni, per i rapporti umani, per l’incompetenza altrui, per l’intolleranza mia. Dopo un po’ mi sono stancata di dare la colpa al mondo: sarà forse che ho qualche problemino io? Mi rimane il dubbio, ma la frustrazione professionale mi sfibra. (Ora che ci penso, però, da barista e da receptionist non sentivo tutto questo disagio…)

keep-calm-and-know-your-enemy9. L’intolleranza altrui. Non tollero l’altrui intolleranza. È un nodo da sciogliere.

10. Le paranoie. Già, non le sopporto, non le reggo, mi stanno strette proprio perché limitano. E io sono una paranoia con le gambe. Capite, vero, verso chi sono maggiormente intollerante? Ci sto lavorando, è un duro lavoro, ma lo faccio ogni giorno e qualche risultato si vede, per fortuna 🙂

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12 pensieri riguardo “Che cosa non sopportiamo?

  1. Troppo bello questo post. Su alcune mi ritrovo altre invece un po meno, forse perché non ho avuto le tue stesse esperienze, ma comunque scritto bene e riflette parecchio molti aspetti quotidiani. Ribloggo, posso?

      1. ecco i miei pensieri per ciascuno dei punti.

        1) sul lavoro in azienda non posso esprimermi completamente perchè non ho avuto esperienze del genere ma simili. Diciamo però che le cose che mi sono capitate sono davvero congruenti col primo punto quindi approvo in pieno; con questo voglio dire che Lavorare piu di nove ore al giorno davanti al pc non fa aumentare la produttività dell’azienda, del padrone o del capo. Anzi. È dimostrato che i risultati in termini di efficienza, ottenere il massimo con il minor dispendio, si ottiene in poche ore di lavoro, non stressando mente e corpo, privati della libertà di “respirare” o addirittura “alzare” il proprio sedere dalla sedia per sgranchirsi le ossa.. Non voglio dire che bisogna essere nullafacenti o lavativi, ma semplicemente che metodi di lavoro opprimenti e di totale controllo sulle persone non fanno altro che deprimere sia i lavoratori che i datori di turno, secondo il modo di vedere;

        2) le amicizie facili nascondono secondi fini, almeno di una o entrambe le parti, così come le relazioni amorose. Quanto vorrei sbagliarmi;

        3) parlare di politica, a priori porta negatività quindi evitiamo di prolungare la discussione;

        4) su questo punto non sono d’accordo, poiché l’individuo oggi è portato ad essere più avido, agisce per propri bisogni. Non bisogna essere ipocriti. Ognuno di noi, da quando si alza a quando si mette a letto, fa le cose per se stesso. Quanti fanno qualcosa per gli altri?

        5) completamente d’accordo col fatto che nessuno può dirti che non puoi permetterlo, quando quel concetto viene espresso con un senso di superiorità. Se invece fosse detto con senso di solidarietà allora sarebbe diverso, ma andrebbe in conflitto col punto 4;

        6) ti piacerebbe se non fossi così riflessivo, in pratica un automa, uno senza cervello, che segue la massa, che fa quello che dicono gli altri, ma non è così scontato;

        7) i compromessi a lungo termine possono rovinare la tranquillità;

        8) il lavoro crea stress ed è assodato, ancora peggio se nell’ambiente di lavoro si portano i problemi personali. Ma ancora peggio se l’ambiente di lavoro crea tensioni interpersonali;

        9) intolleranza? Non saprei esprimermi su questo punto. Direi piuttosto ignoranza;

        10) paranoie. Le fissazioni o paranoie sono portatrici di stress. Perciò meglio evitarle come le cattive compagnie!

        1. 😀 sì le ho appena lette sul tuo blog! Sul primo punto ti stendo un tappeto rosso 😉 Ma concordo anche sugli altri (certo il 4°… sarà che nel mio individualismo cerco sempre di non perdere la prospettiva degli altri e quindi quando lo fanno gli altri ci rimango di sale)

          1. Si sul primo punto mi sono trovato d’accordo in pieno. Sugli altri so stato sintetico. Sul 4 punto dico che A fare del bene s mor accis. A fare del bene si muore uccisi.
            Non sempre conviene essere gentili e preoccuparsi per gli altri. Ciao Bia e buona giornata 🙂

E tu che ne pensi? :)

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