Cerchi lavoro? Preparati all’arroganza (altrui)

È un atteggiamento a cui non mi abituerò mai e che ogni volta mi fa venire il sangue agli occhi. L’arroganza. Cerco lavoro (collaborazioni, elemosina o come volete chiamarlo ormai), ma non sono una pezzente. Nulla dà il diritto al presunto datore di lavoro (idem come sopra) di prendermi in giro o di trattarmi on sufficienza.

Ebbene, tu sei arrogante e io sono abbastanza grandicella per mandarti a quel paese, senza timore delle conseguenze che non mi tangono. Non mi interessa se non mi dai elemosina, ne faccio volentieri a meno.

Tutto nasce dal fatto che come tutti i disoccupati mortali devo cercare di allargare il mio giro di azione e, quindi, via alla danza dei curriculum inviati a tutti gli indirizzi affini al mio settore.

Ci scappa anche qualche colloquio. Uno su 10 va bene. Gli altri nove sono un massacro all’autostima! No, perché io non ho ancora capito, forse, che è tutto un “frego te e frego il mondo“; io mi affaccio al mondo del lavoro sempre con la solita vecchia faccia di onesta lavoratrice, perché questo sono e nessuno può farmi cambiare.

Iniziamo con una dirigente scolastica che gestisce nel suo istituto corsi di alfabetizzazione per immigrati, tre livelli. Orbene, se ti mando il mio cv di insegnante di italiano a stranieri qualificata, secondo te, che cosa te lo mando a fare? Risposta: «Non vedo come il suo profilo possa essere di utilizzo nel mio istituto». Ora, si utilizza uno straccio per i pavimenti, non un “Profilo”. Secondo: ma vattene a quel paese, se non hai bisogno di me va bene, non ci speravo nemmeno, ma quella risposta è davvero fuori luogo.

E ancora: «Ah prende tot euro l’ora? No no, qui da noi è impossibile», disse l’uomo a capo di una scuola di lingue tra le più conosciute in Italia. Ma vergognati, santo iddio, pensi davvero che io ci creda?
«Guardi, – continua il mago di cOz – ci sarebbe l’opportunità di insegnare al Politecnico di Milano». Io ve lo ripeto, ragazzi tutti: «Insegnare al Politecnico di Milano, per i corsi Erasmus». Ripeto ancora: POLITECNICO. «In questo caso, sa, si lavora per il nome, paghiamo 10 euro lorde all’ora».

Ora, ho finito l’energia per fare la precaria indignata. Lascio a voi, se ne avete ancora la forza o l’ironia (a questo punto ci sta solo quella), la parola per qualche commento.

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12 pensieri riguardo “Cerchi lavoro? Preparati all’arroganza (altrui)

  1. Che dire? Non ci sono parole. Proprio ieri, sul mio blog, si parlava con chi se n’è andato. A fronte di una scelta dolorosissima, almeno oggi lavora come freelancer, tra mille difficoltà, ma quanto meno con una professionalità che è riconosciuta. In Italia i freelancer sono dei buoni a nulla e fancazzisti. Che amarezza…

    1. bravo, è proprio quello il fatto: non dico che all’estero sia tutto bello e facile, anzi, è molto più difficile per chi è straniero, ma solo il fatto di avere a che fare con persone “decenti” è allettante. Insomma, professionalità e serietà in nome della qualità. Queste parole in Italia creano solo sorrisetti e allusioni… 😦 Amarezza, hai ragione.

  2. Immagino quanto frustrante possa essere! Io quest’ultimo anno l’ho passato all’estero e devo dire che non ho assolutamente avuto questo tipo di sensazione durante i colloqui né tanto meno nei due posti in cui ho lavorato.. Ma la mia dose di schifo in Italia me l’ero già presa anni prima!!
    Tanta solidarietà Bia 😦
    Passa dal mio nuovo “diario” se ti va, dopo una lunga pausa sono tornata a scrivere 🙂
    theblondeemigrant.wordpress.com
    Tieni duro e buona fortuna! :*

  3. Non mi posso mai dimenticare quando il mio vecchio ed unico datore di lavoro mi disse: ma che te la sei presa a fare la laurea!?
    Io avrò anche faticato a prenderla quella benedetta laure, ma parlava proprio lui che se l’era comprata in svizzera chissa dove!
    Purtroppo le persone oggi non hanno più rispetto per gli altri, non riesco a trovare una risposta a quell’atteggiamento. Solo che era un coglione!
    Non si vuole investire sui giovani, vogliono quello gia formato, e magari viene anche sottopagato. In Italia gli imprenditori sanno fare soldi, ma non sanno far crescere la società, o investire sui propri dipendenti, motivo per cui dopo qualche anno hanno difficoltà a tirare avanti o subiscono una sgradevole reputazione, si perdono clienti e a fine mese quando pagano pare che ti stanno facendo un piacere. Questo che ti fanno un piacere è una sensazione che non tollero assolutamente.

    1. Parole sante! Condivido in pieno. Io avevo un datore di lavoro non laureato che soffriva di un complesso di inferiorità, che ovviamente ha colmato evitandoci di pagare gli stipendi per mesi perché tanto lui era “l’imprenditore”. La tua frase “Era un coglione!” mi ha fatto morire dal ridere e la condivido. Grazie del commento!

      1. Purtroppo io non osavo nemmeno chiamarlo per nome a casa, ma solo con quel termine che gli calzava a pennello. Quei mesi erano stai un inferno.mma anche questo fa esperienza e ti abitui sempre al peggio 🙂 io mi metto anche nei loro panni, li capisco. Ma non li tollero. Punto.

    1. Infatti! A maggior ragione quando poi non si hanno più 20 anni e le fette di salame da ingenua che inevitabilmente vengono sfruttate da certi biechi personaggi…

E tu che ne pensi? :)

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