Self-sabotage, come ci si inganna da soli

Il self-sabotage è uno dei miei argomenti preferiti, perché pur non essendo in grado di fare un discorso scientifico o psicologico su quello che accade nella mente, posso dire di essere stata un’assoluta maestra di auto-sabotaggio, soprattutto per quanto riguarda il mio passato.

8cdd46902f4377e9e53f686d29df7d65Ma al di là di me e delle mie esperienze, che cosa è il self-sabotage? È più o meno quando una persona “se la racconta“, fa delle scelte assurde dal punto di vista razionale/emotivo, ma le giustifica minuziosamente con dei ragionamenti costruiti ad hoc.

La cosa bella è che non si accorge di stare perpetrando un comportamento autolesivo o, se si accorge, afferma di non avere altra possibilità, che non c’è altra strada al di fuori di quella sbagliata che intraprende. «Io sono fatto così, è l’unica cosa che posso accettare, se non lo faccio sto male» ecc.

Si scelgono dei comportamenti che fanno male, si compiono scelte auto-lesioniste e questo vale con la droga, con le relazioni amorose, con il lavoro, con qualsiasi scelta di vita che giustifichiamo.

Al di là delle patologie, che non voglio trattare perché davvero è un discorso serio di cui non posso parlare, guardando il quotidiano mio e delle persone che mi stanno accanto, è più o meno facile per me, ora, riconoscere certi comportamenti, atteggiamenti, pensieri propri del self-sabotage. Sono tutti quelli che “flirtano” con l’auto-commiserazione, con il bisogno di controllo, con la poca auto-stima, con abitudini tutt’altro che salutari, con convinzioni inamovibili.

Dont-stand-in-your-own-wayE così, riguardandomi indietro, riconosco come fossero segnali luminosi di divieto, tutti i casi in cui ho scelto in maniera becera, portando me stessa in fondo a un tunnel da cui sono uscita solo lavorando parecchio e a lungo. Relazioni sbagliate: ho iniziato presto con storie al di là dell’assurdo in nome di un amore che non era affatto amore. Lavoro: usare una morsa contro le proprie palle, lentamente e inesorabilmente, sarebbe stato meno doloroso. Scelte universitarie: perché pensare in grande quando si può pensare come una talpa? Si pensa di volere il meglio per noi stessi, ma poi si sceglie la via più sbagliata per raggiungere quel meglio, che non raggiungeremo mai in questo modo.

La cosa bella è che a tutto c’è rimedio. Se il self-sabotage ha contraddistinto certi miei anni, ciò non significa che, una volta aperti gli occhi alla vita, non si possa cambiare nettamente direzione, mandarsi bellamente a quel paese o, meglio, mandando a quel paese tutta quella costruzione di pensieri e convinzioni che erano le basi per la nostra personalità contorta e autolesionista.

weight-loss-cartoon-metal-fillingsUn’altra “me”, insomma, che era particolarmente ingombrante e dittatoriale. Io che odio le dittature, poi, non mi accorgevo di avere dentro di me un Hitler inconscio che mi proponeva un lager in cui io entravo volontariamente.

Bisogna guardarsi da noi stessi, in certi casi, e mettersi al riparo. Chiamare tutta la forza partigiana che è in noi e, finalmente, imparare a volersi bene.

Non è un banalissimo pensare positivo, non è adeguarsi alle scelte convenzionali, non è adagiarsi nel comodo. Tutt’altro. È prendersi in mano la vita, quella autentica, in scienza e coscienza.

Ad alcuni viene facile, per natura. Altri non si pongono il problema e vivono nella bolla. A me decisamente non viene facile né l’una né l’altra via. Sono costretta a un’autoanalisi costante se non voglio finire negli stessi tunnel. Le bolle, poi, mi soffocano dopo poco.

Pensierino del lunedì:

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10 pensieri riguardo “Self-sabotage, come ci si inganna da soli

  1. Uuuh quante volte mi sono autosabotata! Quante volte ho dovuto pentirmi! Poi ho capito come mantenere l’equilibrio tra testa e pancia/cuore; beh, non è sempre detto che riesca a conciliarli, ma sono sulla buona strada!

  2. Io me la sono raccontata per anni. Anzi, facevo peggio: nel profondo ero consapevole di raccontarmela, dunque cercavo di farmi un esame di coscienza (superficiale e falsato di partenza) e concludevo che no, che non me la stavo raccontando. Quindi era un raccontarsela alla seconda. Mente contorta, eh? 🙂
    Sto cercando di uscirne, ma non è facile. La mancanza totale di autostima è la cosa che mi frega di più, nascondermi dietro la solita tiritera “gli altri sono meglio di me”. Per carità, è anche vero, ma al mondo ci sono anche io, è arrivato di ritagliarmi il mio posto se voglio minimamente viverla con tranquillità, anziché lasciare sempre spazio agli altri.

    1. Come ti capisco! Anche io mente super contorta, me la raccontavo al quadrato, anche di fronte all’evidenza. Lo specchio non sapevo manco che fosse 😀
      Brava, è un percorso duro e difficile, quello della consapevolezza e dell’autoconsapevolezza, ma alla fine il risultato è dolcissimo. Sì, ci sei e sei tu. Questo conta, il meglio e il peggio sono solo illusioni 🙂

E tu che ne pensi? :)

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