Dopo due anni a casa, un lavor(ett)o

Non è tanto il fatto che ho trovato un lavoretto, lavoro o lavorone, è il fatto che sono riuscita a dare una svolta, a fare dietrofront e, per una volta, a sentirmi gratificata.

Quotation-Lisa-Gardner-realization-help-people-Meetville-Quotes-274701L’editoria, il lavoro di redazione e quello di giornalista, resta lì, non lo metto nel cassetto e nemmeno in pensione. Rimane “pronto all’uso“, ma stavolta non ci faccio più affidamento: non ci campo con le collaborazioni, a meno di non lavorare 25 ore al giorno senza garanzie e senza sapere quanto guadagnerò.

Insomma, bando alle ciance, ieri ho fatto la mia prima lezione di italiano a stranieri PAGATA! Certo, per ora è solo un corso, poca roba, ma la leggerezza e la gioia che mi porto dentro sono indescrivibili.

E si dà il caso che domani io abbia un altro colloquio per un altro corso.

Ora, le cose sono semplici: in 10 giorni ho ricevuto due proposte di colloquio in cui, già alla prima telefonata, mi si dicevano le ore che avrei lavorato e il compenso. Capite bene che per me questo è già un salto in avanti di mezzo chilometro, in confronto alle millantate collaborazioni editoriali che mi hanno ammazzato in questo due anni di disoccupazione.

realization-male-t_designCollaborazioni che avevano tanto fumo negli occhi, tanto lavoro, ma niente di definitivo: ore, compenso, modalità di pagamento, tempi per il pagamento… nulla di tutto questo mi veniva mai specificato. E parlo anche di grossi gruppi editoriali… dei più grossi (che sono due, “indovina chi”?)

Quindi mi godo questo momento e ritrovo slancio vitale. Perché non mi importa se sono precaria anche in questo caso, non mi importa se le ore sono poche o il compenso è misero, mi importa solo essere trattata in modo decente e rispettoso.

Forse tra qualche tempo sarò pronta di nuovo a lamentarmi di tutta la precarietà del mondo, ma spero di no, perché ora sono proprio contenta e soddisfatta, anche un po’ fiera di me. E non lo ero da… 10 anni almeno. Essere trattati come dei pezzenti sostituibili, nonostante le pacche sulle spalle e i complimenti, non fa più per me.

Perché non è tanto il lavoro che si fa che ci qualifica come persone o che gratifica le nostre competenze, è il rispetto di ciò che siamo, come persone, e di ciò che facciamo, del nostro impegno e della nostra serietà.

E quindi the show must go on… stay tuned 😀it-is-true-that-we-discover-ourselves-in-our-worst-times-wonder-why-we-do-not-follow-those-realizations-for-lifetime

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24 pensieri riguardo “Dopo due anni a casa, un lavor(ett)o

  1. Sono capitato per caso sul tuo blog cercando un/una altro/a pazzo/a a cui piacesse l’autunno come a me e la mia compagna. Complimenti e in bocca al lupo per il tuo nuovo lavoro. Che gli Hobbits ti facciano dono del loro vino più buono!

  2. Hai tutta la mia solidarietà. Mi sembra di leggere i miei ultim due anni di vita. E il dolore più grande me lo ha propinato il mio ex datore di lavoro che, dopo avermi presa in giro per nove mesi sfruttando la cassa integrazione, mi ha scaricata non per mancanza di lavoro, ma per sistemare una personcina “cara” al figlio che era aveva già fatto il tuor in tutte le altre attività del medesimo e nessuno l’aveva voluta a causa della sua inettitudine. Gli ultimi due capoversi soprattutto li sento molto miei. Io purtroppo sono ancora a chiedere udienza in giro.

    1. Cara, ti ringrazio molto, solo chi ci è passato sa come ci si sente. Il mio ex datore di lavoro, se ti consola, dopo aver scaricato noi giornaliste, continua a dirigere la sua bella rivista di lusso che di lusso ha solo l’avidità e la scorrettezza…
      Vedrai che qualcosa prima o poi capita e sarà la svolta, un abbraccione :*

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