“Me time”, anche se sei disoccupato

me-timeO forse a maggior ragione se sei disoccupato: prendiamoci il nostro “me time” quotidiano o settimanale, spendiamo il tempo per noi, per fare ciò che più ci piace, per rilassarci.

E la domanda sorge spontanea: un disoccupato ha tutto il “me time” che vuole, ha tutto il tempo a disposizione per fare ciò che gli pare, non ha bisogno che qualcuno glielo ricordi.

Ebbene: non è così. Da quando sono disoccupata, questi sono i primi giorni veri e propri di “me time” che mi prendo. E parliamo di un anno e mezzo. Perché il “me time” è questione di testa, più di ogni altra cosa. Se sei depresso, se sei in ansia, se hai problemi che ti assillano, se devi pagare il mutuo ma non sai come fare, se hai brutte sensazioni, se ti senti un fallito, se ti senti schiacciato dal mondo, se non riesci a digerire la rabbia ecc. ecc. non hai accesso al “me time”: puoi stare tutto il giorno steso su un divano senza fare nulla, ma questi “se” mettono te stesso all’ultimo posto delle cose a cui pensare in modo positivo.

Insomma, se non hai la condizione mentale adeguata, ogni giorno scivola sull’altro con un carico di letame sempre maggiore e il “me time” diventa una vera e propria presa in giro.

E le persone che ti dicono: fai qualcosa per te, pensa a te, fai ciò che ami fare, segui le tue passioni. Ecco, sono stronzate se non si ha una certa tranquillità mentale.

Il mio piccolo suggerimento non è tanto quello di “fare qualcosa che amiamo”, sarebbe troppo difficile per qualcuno che si è perso nei meandri dell’ansia. Il piccolo consiglio che posso dare è quello di FARE. 

So che non si avrà voglia, che tutto sembrerà inutile e che sembra molto meglio starsene a letto a lamentarsi. Ma come dico sempre, FARE è il primo passo per sentirsi bene. E senza scegliere poi molto, se non si hanno le forze: seguiamo il nostro inconscio e diciamo Sì, sia quel che sia. Da qualche parte arriveremo… da qualche parte ci condurrà. Avete paura? È giusto, ma andiamo un po’ contro noi stessi e proviamo, peggio di dove siamo non può essere.

E, poi, quando saremo arrivati dall’altra parte… ci sentiremo anche noi in diritto di avere il nostro “me-time”.

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(Ora, per esempio, vado a leggere, lusso dei lussi di un giovedì mattina da disoccupata. È la prima volta che lo faccio… nei tanti giovedì liberi che ho avuto finora 🙂 ) (pps. tutto perché ho consegnato la tesina del master e questa piccola soddisfazione inutile per la società mi fa stare bene e questo mi basta).

 

 

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12 pensieri riguardo ““Me time”, anche se sei disoccupato

  1. Pienamente d’accordo.
    Questo discorso vale un po’ anche per altri tipi di problemi.
    Per esempio adesso penso spesso che senza la palla al piede di mia moglie potrei dedicarmi alle mie passioni con maggiore intensità, ma poi ripenso a quando ero single in età non più adolescenziale (non in casa con genitori, senza più amicizie adolescenziali) e ricordo che in quel periodo avevo tutta la libertà che desideravo ma non mi veniva nessuna idea per sfruttarla. Nessuna idea che ,in quel momento, riuscisse a entusiasmarmi.
    Anche attualmente ho un sacco di idee nel cassetto e aspetto un weekend senza rompipalle per prenderle in considerazione, ma quando arriva il weekend senza rompipalle succede che la noia e l’accidia mi fanno scappare la voglia.
    Il cervello umano è davvero complesso!

      1. Mmmm… a volte è più pratico dare la colpa ad altro anzichè alla nostra accidia, ma in certi casi ci sono proprio delle limitazioni concrete.
        Qualche volta invidio le persone che coltivano il tempo libero senza il coniuge (giri in moto, escursioni, qualche volta anche interi weekend passando fuori la notte) ma poi ci ripenso e in fondo sarebbe terribile passare dei weekend belli senza condividerli con la mia consorte!
        Poi anche capita di scoprire (da mezze frasi, battute…) che queste persone “dal matrimonio senza catene” mi invidiano per il fatto di avere una donna che mi segue anche in quelle uscite, dormendo in tenda al freddo, con la pioggia, simpatica tra la gente anche in ambienti tipicamente maschili, ecc.
        Purtroppo si cerca sempre ciò che non sia ha, dando per scontato ciò che si ha.

        1. Wow! Complimenti anche da parte mia x la tua consorte e per la bella coppia che emerge tra le tue righe 🙂 poi, sognare una realta’ diversa da quella che si ha, qualsiasi essa sia, e’ una condanna che ho anche io…sognatrice come te 😉 basta saperlo

  2. Si, è talmente vero da sembrare assurdo. Quante chances di farci del bene perdiamo? tante, troppe. Ma se non sei serena, il divano e la tv diventano compagni di malinconia. Io un lavoro ce l’ho, ma si tratta della libera (ahahahah!!!) professione (dove l’unica libertà è quella del cliente, di pagarti quando gli pare). Eppure quando divento preda dei cattivi pensieri – e la mia ipocondria e la naturale propensione all’ansia, me ne procurano eccome – tutti gli impegni vengono scalzati violentemente. E sto lì sul divano, a far nulla, a programmare un futuro appuntamento dal parrucchiere o un bagno ristoratore.
    Che potrei fare in quel momento, ma, no.

    1. Quanto ti capisco. I cattivi pensieri sono difficilissimi da domare,anche io sono propensa all’ansia… ma bisogna farsi un po’ di violenza a volte e imporsi di fare,fare,fare. Quando ce la si fa e’ una bella cosa 😉

E tu che ne pensi? :)

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