Parola del giorno: “Insicurezza”

Vivo in uno stato di profonda insicurezza.

insicurezza 2Questo è vero, se considero il lavoro come parametro di “sicurezza”. Sono disoccupata da oltre un anno, prima ho subìto questa condizione (con parecchi disagi) e ora la perpetuo per mio volere perché, nella speranza di un futuro qualsiasi, mi sono rimessa a studiare per cercare di riqualificarmi. Un percorso che mi dà tanta soddisfazione e gioia personale, ma di sicuro non mi porta nessuna sicurezza.

Il dizionario dice che l’insicuro è colui che non ha fiducia in sé oppure è uno stato “precario” e “pericolante”. Queste due accezioni, ahimè, a volte convivono nel mio stato d’animo.

Forse sono collegate? Il fatto di non avere certezza di un lavoro, di un futuro, di una stabilità economica può comportare, a tratti, la perdita della fiducia di sé? Oppure sono semplicemente sfigata e paranoica di mio (cosa senz’altro vera in parte)?

Ieri, in soldoni, l’insicurezza mia cronica si è fatta un pochino più pungente. Nessuno mi può dire se mai avrò un lavoro decente da qui a un anno, lo so bene, ma ho sentito una minaccia più profonda che prescinde dagli eventi esterni: me stessa.

Sono stata redattrice libri per 5 anni, giornalista per 8 eppure non si può dire che io abbia avuto successo, vista la condizione in cui sto: ho fallito. Fallita?

Lo so, lo so bene che non è colpa mia e che non devo farmi sopraffare dagli eventi che mi hanno travolto, eppure l’Italia va così, non solo per me, per molti, non solo in editoria, in quasi tutti i settori. Perché non dovrei fallire ancora miseramente mentre l’età avanza e i progetti diminuiscono per forza di cose?

Aumentare-lautostimaOra, capite anche voi che è un pensiero inutile frutto di paranoie contingenti e momentanee, probabilmente causate dall’ovulazione 😀 Però ci sono, a fare da sfondo, questi pensieri. E capite anche bene che mi fanno paura, questi pensieri. Perché si possono espandere e arrivare al cuore della questione: la fiducia in se stessi.

Paura di sbagliare, di fare scelte sbagliate, di organizzare un viaggio sbagliato, di frequentare persone sbagliate, di buttarsi in un progetto sbagliato, di sbagliare le risposte, di vivere una vita sbagliata.

Ecco, non mi faccio intimorire e so bene che questi momenti sono passeggeri, li ricaccio volentieri da dove sono venuti, ma oggi mi sento così, con poca voglia di fare la super eroina, sempre serena per forza, intraprendente, attiva, sorridente che scansa ciò che non le va e chi non le va.

No, oggi non mi va perché in fondo non sono proprio così. Sto in uno stato disgraziato e decisamente sfigato (pur nella enorme fortuna di essere in salute e di poter fare ciò che mi piace con chi voglio io).

Anzi, no, forse ho sbagliato. Mi correggo: sto in uno Stato disgraziato e decisamente sfigato. O no?

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Dal Dizionario online di Repubblica:

INSICUREZZA: Mancanza di sicurezza, di tranquillità spirituale, di fiducia: vivere in un continuo stato d’i.

INSICURO1 Che non ha fiducia in sé, che non possiede o non dimostra sicurezza dal punto di vista psicologico: un giovane i.
2 Pericolante, precario, che manca di sicurezza: una costruzione insicura || Un posto di lavoro insicuro, non tutelato da un contratto

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18 pensieri riguardo “Parola del giorno: “Insicurezza”

  1. Mah… io non saprei proprio come considerarmi.
    Ti spiego: ho la vita più o meno come la vorrei (qualche sogno irralizzato c’è sempre) e quindi dovrei considerarmi un “vincente”, ma invece devo ammettere che non ho dovuto faticare chissà quanto per averla.
    Analizzano bene il mio passato e la mia situazione, spesso penso che probabilmente son simpatico a qualche santo…

    1. Intendiamoci: niente di superfigo!
      Non sono ricco, ma nemmeno disoccupato: ho un modesto ma costante stipendio per un modesto ma tranquillo lavoro, che molti laureati sognano e invece io ho avuto senza nemmeno faticosi pezzi di carta. Alle spalle la sicurezza di una famiglia non ricca ma nemmeno che deve aspettare con ansia la fine del mese.
      Ho sempre desiderato la serenità. Un lavoro sicuro per essere sereno, non per sfoggiare al bar il nuovo macchinone aziendale.

      1. Be’, w i santi allora 🙂
        Oggi come oggi la tua condizione è privilegiata, perché soprattutto per i giovani è difficile avere una prospettiva così. Ma in verità vale anche, in misura forse più grave, per chi giovanissimo non lo è più e si trova a fare i conti con la disoccupazione e un sistema lavoro che non li riassorbirà mai più.

  2. Io mi sento fallita ancora prima di iniziare. Mia madre detesta sentirmi parlare così, dice che ho solo 23 anni e tutta la vita davanti. Senza dubbio è vero, ma io questa vita non la vedo piena di occasioni ed opportunità, l’unica cosa che mi sembra di avere davanti è un muro. E più tempo passa, più incolpo il mio paese per questo.

    1. Cara emily,capisco bene come ti senti ma sono certissima che tra pochissimi anni avrai ben chiara la tua strada,avrai obiettivi tutti tuoi che nessuno potra rovinare. E sono anche certa che sogni e realta si avvicineranno scaldandoti il cuore. Per te ora magari sono parole vuote…ma non fa niente. Finisci questa universita e poi prendi il tuo volo 🙂 ps. scusa,dal cell non ho accenti! Pps. Questo paese non e nulla in confronto al mondo intero :*

  3. Ma siamo un esercito, in pratica! Potremmo invadere una qualsiasi nazione e riformare uno Stato, noi disoccupati dell’editoria!
    su.
    speriamo in tempi migliori.
    O, male che vada, andiamo ad invadere la Polonia.

    1. Siamo l’editoria stessa, mi sa, o comunque quello su cui si basa ogni prodotto editoriale. Gia, speriamo in tempi migliori, in questo Stato o in un altro, in questo settore o in un altro! 🙂

  4. Sono la Regina dei sentimenti di insicurezza e fallimento, come ben sai. Poi però mi riprendo e capisco che davvero, davvero non è un’alibi: quando tu fai tutto il possibile, ma il possibile non basta, non è colpa tua, decisamente no. Continua a fare tutto ciò che puoi/vuoi/devi Bia… e non avrai fallito mai (tranne durante l’ovulazione, ovvio 😀 )!

    1. Eh infatti. Lo credo anche io. Il problema è che quando è tutto il sistema ad essere marcio il problema ricade sui singoli… e sono cavoli loro. Cioè, miei, nostri o di chiunque viva questa situazione, ahimè.

E tu che ne pensi? :)

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