E se mi avessero assunto?

Me lo stavo chiedendo proprio ieri, ripensando al percorso fatto, tra mille peripezie, nel mondo dell’editoria. Percorso che mi ha portato a un’allergia verso chiunque mi proponga un lavoro editoriale mal pagato o non pagato. Ossia, allergia a tutto il mondo editoriale che conosco. Intolleranza, più che allergia.

Che cosa sarebbe successo se, invece, uno delle decine di curricula mandati a quella casa editrice, proprio quella che amo tanto (Mauri Spagnol), fosse capitato in mani giuste? Ho setacciato ogni singolo marchio, Longanesi, Chiarelettere, Garzanti, Nord, Ponte alle Grazie… Con la costanza di una piattola, ogni tre mesi, mandavo a quella casa editrice o a uno dei suoi marchi il mio bel CV, aggiornato, con qualche esperienza in più ogni volta.

Ci fosse stata una, dico una sola, risposta, anche solo di diniego. Quella che conosciamo tutti: «Grazie ma al momento il nostro organico è al completo. Terremo in considerazione la sua candidatura quando se ne presenterà l’occasione». L’occasione non si presenta mai, ovviamente, ma almeno dimostrano un po’ di gentilezza. Forse.

Ebbene no. Mai una risposta. Forse non la meritavo, chissà. panic-attack

Che cosa sarebbe successo se invece mi avessero risposto e, ipotesi ancora più assurda, se mi avessero assunto dopo un giusto ed equilibrato colloquio?

Ora sarei probabilmente una di quelle redattrici che non riescono ad andare in bagno per il troppo lavoro. Stressata. Subissata dalle richieste dei precari fastidiosi che vogliono essere pagati e chiedono anche quando.

Sarei forse una di quelle che riceve i cv dei poveri reietti precari e ne sceglie uno a caso, giusto per dargli una correzione di bozze all’anno, purché non rompa.

Oppure sarei triste, infelicemente costretta dietro una scrivania che sa di vecchio, contrattando progetti e idee con gli “anziani” d’azienda.

Oppure sarei felice, immersa nel mio piccolo mondo editoriale, stimolata da nuovi autori, nuovi argomenti, da traduzioni meravigliose e da lanci da prima pagina.

Forse mi dovrei vestire bene per andare al lavoro, invece di stare in pigiama o in tuta tutto il giorno perché, tanto, sono free lance e lavoro da casa. working-at-home1

Forse avrei potuto permettermi di avere un figlio, o anche due, senza troppe menate su come arrivare a fine mese.

Chissà, forse passerei il tempo libero a organizzare il prossimo viaggio perché la routine di ufficio proprio non sarebbe digeribile. Soprattutto quella da pendolare…

Insomma, sarei felice oppure no?  Non lo posso sapere, so solo che tutto quello che ho vissuto e che sto vivendo mi porta su una strada che sento mia, tanto quanto sentivo mia quella editoriale, prima di essere completamente avvelenata da tutto quello che gira intorno a questo mondo. Forse avrei più soldi, forse sarei più felice, ma non lo saprò mai.

Mi tengo stretto quello che ho e a quella Bia, redattrice ipotetica di GeMs, in Longanesi o alla Nord, direi: «Non ti preoccupare, sono felice lo stesso, forse anche più di te».

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15 pensieri riguardo “E se mi avessero assunto?

  1. Io sono un giovine avvocato sfruttato.
    Lavoro dieci ore al giorno, sono reperibile di sera, all’alba, di domenica e il giorno di Natale.
    I messaggi del mio capo mi raggiungono ovunque e non conoscono orari.
    Ho delle responsabilità che se mi fermo a pensarci mi tremano le ginocchia.
    Guadagno meno della donna delle pulizie di mia mamma (che il cielo la benedica, dal momento che è una bravissima ragazza che si fa il mazzo quadro ed è sempre adorabile e sorridente).
    Eppure devo essere grata perché 1. ho un lavoro 2. ho un lavoro che è quello per cui ho studiato tanto 3. ho un lavoro che è quello per cui ho studiato tanto e che amo con tutta me stessa.

    Quando in studio arrivano dei cv io rispondo sempre. Il mio capo li cestina direttamente, ma io perdo tre miserabili minuti del mio tempo per scrivere “purtroppo il nostro organico è al completo” – traduzione, siamo in quattro e non abbiamo fisicamente spazio per una quinta persona.
    Se il cv è buono o addirittura ottimo, aggiungo una parola di elogio e incoraggiamento, che magari fa solo incazzare di più chi la riceve, ma che a me avrebbe fatto piacere all’epoca dei mille cv inviati e zero risposte ricevute.

    In bocca al lupo, davvero, di cuore.

    1. Grazie mille cara Silvia, ci hai raccontato un punto di vista di chi sta “dietro la scrivania” ma che non è affatto miope. In bocca al lupo anche a te, spero che il tuo lavoro ti renda sempre felice! (e che prima o poi potrai spegnere il telefono ogni tanto 😉 )

  2. Bello spunto su cui riflettere. Chissà dove saresti ora, se più felice o meno. In effetti è quello che ci chiediamo spesso tutti, quando dopo infiniti cv inviati a vuoto, non riceviamo menco mezza risposta. Anzi, ti dirò di più..io qualche risposta l’ho ricevuta, ma di solito è un gentile “Mi mandi un articolo di prova per vedere come scrive, ma ci teniamo a chiarire che la collaborazione non è retribuita”. Come se essere pagati per il proprio lavoro fosse un crimine! Che dire…Teniamoci le nostre certezze, pazienza per i se e i ma…e al diavolo tutti coloro che vogliono sfruttarci o renderci infelici! 🙂
    Un abbraccio. Claudia

    Last post: A sparkling Christmas http://wp.me/p41SRZ-2FQ

  3. La vita è fatta di svolte. Sembra andare a caso eppure alla fine, quasi sempre, ci somiglia. A me, almeno, è andata così. Non tutto mi piace ma alla fine è la mia e mi sta cucita addosso.

  4. Ti ricordi quando vi chiesi aiuto, qui sul blog, circa un anno fa, in merito a una scelta lavorativa da fare su tre proposte? Ti ricordi che la più gettonata fu quella più sicura ma part-time (era un indeterminato)? E di sicuro ti ricordi che alla fine non l’ho scelta perché ho inseguito un sogno (dove al 100% ciò che luccicava si è rivelato non essere oro). Ebbene, pochi giorni fa ho incontrato una di quelle che sarebbero state le mie colleghe, che ha appena dato le dimissioni dopo otto anni in quell’azienda perchè da oltre sei mesi nessuno dei dipendenti riceve il suo stipendio. E’proprio come hai detto, Bia, alla fine io voglio credere nel destino, ciò che ci accade deve condurci da qualche parte! 😉

  5. Il tuo post mi ha ricordato questa storiella, simpaticissima, che circola da tempo in rete:

    Un povero disoccupato presentò domanda di assunzione presso la Microsoft come pulitore di cessi.
    Il direttore del personale lo convocò e, dopo un rapido test attitudinale, gli disse:” Lei è assunto. Mi fornisca il suo indirizzo e-mail perché io possa inviarle il contratto di lavoro ed il mansionario.”
    Il poveretto, perplesso, rispose che non aveva il PC e che, quindi, era privo di e-mail.
    Ed il direttore del personale:” Allora mi dispiace: se lei non ha un’e-mail praticamente non esiste e, quindi, non posso assumerla”.
    Il poveraccio, disperato, uscì dalla sede della Microsoft, senza sapere cosa fare e con solo dieci dollari in tasca.
    Si diresse verso un supermercato e lì comprò una cassa di dieci chili di fragole.
    In poche ore, vendette tutte le fragole al dettaglio passando di porta in porta e duplicò il capitale iniziale entro mezzogiorno.
    Sorpreso ed entusiasta, ripeté l’operazione tre volte e rientrò a casa con sessanta dollari.
    A quel punto si rese conto che quel sistema gli avrebbe permesso di sopravvivere e, allora, vi si applicò in via continuativa, uscendo sempre prima la mattina e rientrando sempre più tardi la sera. Così facendo, triplicò e quadruplicò il capitale ogni giorno.
    In poco tempo si comprò un carretto per aumentare il volume di lavoro e, successivamente, lo cambiò con un camioncino. Cosicché, in capo ad un anno, divenne il titolare di una piccola flotta di automezzi propri.
    Dopo cinque anni, era diventato il proprietario di una delle maggiori reti di distribuzione di derrate negli USA.
    A quel punto, pensando al futuro della famiglia, decise di assicurarsi sulla vita e chiamò un broker per stipulare una polizza. Questi, al termine della conversazione, gli chiese l’indirizzo e-mail per inviargli il prospetto assicurativo.
    Il nostro uomo gli rispose che non lo aveva. “Che strano” commentò l’assicuratore “Lei non ha un e-mail ed è riuscito a costruirsi un impero. Si figuri dove sarebbe ora, se lo avesse avuto!”.
    L’uomo ci pensò su e poi rispose “….A pulire cessi alla Microsoft!”

    Questo per dirti: hai perfettamente ragione, quasi sicuramente sei più felice così, e in bocca al lupo per tutto!

E tu che ne pensi? :)

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