Ci sono immagini che non voglio vedere

tumblr_lqpd4n8MHK1qfxb0nCapita, soprattutto sui social come Facebook, di imbattersi in post e foto di sedicenti illuminati che condividono l’orrore delle violenze. Per combatterle, per esprimere indignazione, per proclamarsi “contro”. Eppure le condividono: animali, donne, bambini, uomini, guerre, fame, orrori. L’importante è che siano scioccanti e più lo sono più si diffondono come un virus.

Come se ci fosse bisogno di vedere quelle immagini per provare orrore e indignazione per la violenza. 

No, io non ne ho bisogno e, anzi, la sola idea di condividere certi obbrobri, frutto dell’umanità, mi spaventa tanto quanto le violenze stesse. Perché c’è questo bisogno di diffusione delle bassezze umane? Morbosità forse? Voglia di stupire? Condividere il peggio? Ma no grazie.

Non è informazione, è qualcosa d’altro. È voglia di prendere le distanze da qualcosa a cui, però, ci si avvicina, seppur con ribrezzo. Condividendolo per giunta. Ma perché?

there_is_no_lack_of_idiots_on_facebook_640_09Ma non solo Facebook è la patria di questi detentori del buonismo ipocrita, ci sono anche i telegiornali nazionali. Ora, le violenze sugli anziani mi fanno venire la pelle d’oca e lo schifo senza bisogno di vedere le immagini di certe bestie umane che seviziano persone indifese. Perché se poi mi cade l’occhio, piango per mezz’ora. E non c’è bisogno di piangere, c’è bisogno di agire.

Mi risulta difficile scrollarmi dalla mente le immagini, non le voglio vedere, tenetevele per voi, se avete lo stomaco (diciamo così) e rispettate il bisogno altrui di informazione, non di spettacolarizzazione degli orrori.

Non è spettacolo, per quello ci sono i Freak Show, che sono un’altra cosa. Quella è la realtà e per quanto vogliate prendere le distanze e proclamare la vostra alterità di fronte allo scempio, mi spiace, ma rimanete parte di questa umanità che sa fare schifo. Ma davvero avete bisogno di condividere questo schifo? Ma per che cosa? Chi è quel cretino che ha bisogno di vedere immagini forti per capirne l’orrore?

Chi pratica la violenza non è una bestia aliena, è un essere umano proprio come noi, piaccia o meno. Non serve proclamarvi distanti, piuttosto riflettete e pensate, invece di fare un click “condividi” che non serve a nessuno. Malato o no, patologico o no, cattivo e brutale, ingiustificabile, condannabile, becero, laido, orrendo, crudele, mefistofelico, disumano, spietato, efferato, incivile, bestiale… certo, ma che cosa fate davvero per combatterlo? Condividete? Ma siamo seri, almeno su questioni serie.

 

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17 pensieri riguardo “Ci sono immagini che non voglio vedere

  1. Su Twitter ho eliminato molti contatti che per sostenere cause animaliste pubblicavano quel tipo di immagini. Sono stata ricambiata e mi va benissimo così, sui social non vado per essere turbata nel profondo da persone che scambiano l’impegno sociale con un semplice retwitt. Ps. Grazie per il tuo commento sulla Salka.

  2. Sono perfettamente d’accordo. E’ un dibattito ricorrente, anche su Twitter. Io credo che siano fondamentalemente due i tipi di persone: quelle semplici e impressionabili (che bisogna perdonare e cercare di farglielo capire) e quelle che invece celano quello stesso male dentro di se e in fondo provano un sottile piacere nel farlo.

  3. I “soliti” attacchi hanno solo bisogno di essere ignorati. Mi piace la tua immagine/definizione: sputa sentenze dal divano. Ecco hai detto bene, dal divano luogo in cui sono cresciuti (senza mai alzarsi) negli ultimi 20 anni, nutrendosi di porcherie televisive, mediocrità da gregge umano; mentre fuori c’è il mondo. Chi vive, in qualche modo la vita del mondo, quotidianamente dal vivo, non ha bisogno di immagini. Molti hanno bisogno di immagini per recitare il loro Rituale quotidiano. Incomincio a pensare, comunque che questa gente non sappia leggere e quindi (per comprendere) si “aiuta” con le figure; a volte comunque ho il sospetto che ci siano dei “non udenti” in terribile crescita esponenziale. E come è noto non ci sono cure, farmaci, se non l’esercizio.
    Grazie

  4. Sono d’accordo con te. Se qualcosa dovremmo cercare di condividere e stimolare sono pensieri e azioni positive. Se delle brutalità del mondo devo essere consapevole, voglio esserlo in modo razionale, per agire e non per mettermi in un angolo a piangere. E sono d’accordo anche sulla “comodità” del mettere in mostro in vetrina, per mostrare quanto sia diverso da “noi tutti brava gente”, mentre invece…

    1. Già, è troppo comodo e troppo facile,molto più difficile è fermarsi a pensare e analizzare o anche solo riflettere… ben venga invece,come dici tu,la condivisione di tutto ciò che è positivo!

  5. Da mesi urlo su tutti i social di tenere quelle immagini almeno criptate in modo da non ferire chi, come me, soffre con tutta l’anima solo sapendo che sistono certe crudeltà. Non ho bisogno di vedere per rifiutare, condannare e combattere! Bisogna agire senza la necessità di ostentare!

      1. Di attacchi non ne avrai, ne sono abbastanza convinto, e per vari motivi.
        Il primo è che, volendo essere politicamente corretti, hai perfettamente ragione, e quindi chi eventualmente volesse muoverti delle contestazioni in tal senso rischierebbe la facile accusa di sciacallaggio mediatico, di necrofilia virtuale, di insanità emozionale, di crudeltà per interposta persona. Difficile trovare qualcuno che sia disposto a sopportare la pioggia di critiche che si scatenerebbe dopo un suo intervento a favore del voyeurismo digitale, anche perché la forza che spinge ad immergere lo sguardo in quelle immagini crude è direttamente proporzionale alla pavidità di chi le va cercando.
        Il secondo motivo è richiamato proprio dal termine “voyeurismo”, in origine nato per indicare l’abitudine di godere dello spettacolo di un atto sessuale del quale non si è attori.
        Non intendo qui assimilare quelle immagini violente alla pornografia, sarebbe incongruo, e anche ingiusto. Ciò che vorrei far osservare è che lo stimolo a guardare una scena potenzialmente sconvolgente è profondo, intimo, connaturato, similmente alle, talvolta imperscrutabili, pulsioni sessuali. In pratica tu ci prendi in castagna, risvegli un senso di colpa per qualche aspetto del nostro essere umani/disumani che vorremmo disconoscere.
        Dostoevskij, in una delle sue tomografie assiali computerizzate dell’animo umano, e precisamente ne “I fratelli Karamazov”, fa dire a un personaggio che “L’uomo ama vedere la caduta del giusto e il suo disonore”, e cos’è questo se non insita e insopprimibile brama invidiosa per le altrui disgrazie?
        Lo so, forse sono troppo duro, forse sono troppo abituato a misurare il mondo secondo il mio braccio, ma in realtà non ci sarebbe nulla di vergognoso nell’ammissione di questa debolezza psichica, casomai sarebbe vergognoso e imperdonabile negarne l’influsso, anche perché uno degli scopi della vita umana è la lotta contro i nostri difetti strutturali, in qualsiasi forma essi si presentino, al fine costruire un essere vivente meno peggiore di quello che è.
        L’ultimo motivo, quello più pragmatico, lo puoi constatare da te tanto è palese: si guarda, morbosamente, quello che non si ha.
        Allo stato, per fortuna, qua non ci sono guerre, genocidi, fame, stragi, cataclismi e tragedie ogni dì come se piovesse. Si cerca quello che non si ha. Se fossimo circondati da cadaveri straziati dalle bombe, se la fame, la sete, le malattie, ci falciassero come il grano a giugno, se la terra o l’acqua si fossero sollevate per sterminare questi insetti bipedi, se dei pazzi girassero per il paese sgozzando le persone in nome di una razza, di una religione, di una multinazionale, se la nostra terra bevesse più sangue che pioggia, allora nessuno andrebbe in cerca di quelle immagini, ne saremmo fin troppo sazi.
        Questo è il problema, la paura di morire di fame è stata sostituita dalla paura di morire di noia, e per allontanare la noia l’accidioso che in varia misura si nasconde in noi cerca sollievo nella simmetria situazionale: non ci si sente mai così vivi come a un funerale, mai così sani come quando si fa visita a un malato, mai così benestanti di fronte a un barbone, mai così savi come quando si vede un pazzo che dà i numeri, mai così elettrici rispetto a qualcuno che, distante, intoccabile, dimenticabile, si spegne, meglio ancora se lo fa su uno schermo.
        È come una droga, e quando raggiungeremo l’overdose avremo di nuovo anche le esecuzioni pubbliche e i linciaggi, come nel medioevo.
        Ci vediamo lì.

          1. Il tuo lavoro meritava qualcosa di più di un clic. Mi ha aiutato a riflettere, e ciò che hai letto è una frazione del guazzabuglio che ha scatenato. Sono io che devo ringraziare te. 😉

          1. Prego (anche a tutti gli altri eventuali blogger), ma non esageriamo, deh. Diciamo che mi va di giocare di sponda, cercando delle angolazioni inusuali, con risultati purtroppo non sempre confortanti. 🙂

E tu che ne pensi? :)

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