Parola del giorno: “Tedio”

r3È la sensazione che più detesto e che più si appiccica a me come una cozza. Il tedio, quello su cui in adolescenza scrissi pagine e pagine di noiosissime paranoie. In adolescenza, però, è anche giustificabile, nella difficile ricerca di una identità, la mia, che è sempre stata un po’ stronza a farsi trovare.

Ma a 36 anni compiuti, il tedio è davvero una brutta bestia, difficile anche da ammettere, per me, che ho passato anni a combatterla attraverso il lavoro, gli interessi, i libri, l’attualità, le amicizie, gli studi, i corsi… E ho passato anni a intravederla negli occhi degli altri, che abitualmente scansavo e ripugnavo, quasi.

Mi sento decisamente stanca e decisamente l’indifferenza ha preso troppo spazio. Perché? Forse perché dopo anni di svalutazione personale e professionale, terminati con una “causa di lavoro” inevitabile, forse ho interiorizzato quel male di cui io stessa ero stata vittima, quel male che svaluta qualsiasi progetto e capacità personali, quel male che mortifica qualsiasi entusiasmo, quel male che ti fa sentire chiuso in una cella. Quel male che tuttora mi perseguita nei ridicoli lavori che mi propongono.

che-noia21Interiorizzare una cosa simile è patologico, lo so, perché razionalmente so che ho un sacco di risorse e bla bla bla. Ma il tedio è infimo, infingardo, beffardo e fedifrago. Come si fa, d’altra parte, a non sentirsi tediati da un Paese che ammazza per primo le sue risorse?

Lo so, lo so che non è all’esterno che devo guardare ma all’interno. Lo so, santo cielo e santi numi. E forse anche solo ammettere di essere affetta da questo “male” può aiutare a darmi una svegliata. Ma volevo dargli corpo e parole, al tedio, per non fargli credere che io lo subisca passivamente e inconsapevolmente.

Eh no, caro il mio compagno di disoccupazione e mal-occupazione, so che sei lì nell’angolo e che scruti ogni mia mossa, ma forse qualcosa, lentamente, sta per cambiare. Non è una minaccia, ma una promessa che faccio a me stessa. E che gli dei me la mandino buona.

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Dal Dizionario Sapere.it

TEDIO: sensazione tormentosa di stanchezza interiore e di disinteresse nei confronti della vita propria e altrui: sentire tedio dell’esistenzaessere oppresso dal tedio | noia, uggia: darerecare tedio

Dal lat. taediu(m), deriv. di taedere ‘provar disgusto, noia’.
Sin. insofferenza, inquietudine, disgusto Contr. gioia, contentezza.
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13 pensieri riguardo “Parola del giorno: “Tedio”

  1. Ciao Bia, non scrivo da molto ma leggo sempre. Ho solo un consiglio, anche se ti sembrerà banale: cerca altre forme di gratificazione. Le delusioni lavorative e il tedio che ne consegue (che conosco benissimo) sono davvero armi letali, ma un piccolo segreto è: stila una lista di cose che vuoi fare, cose di qualsiasi genere, da un figlio a un corso di decoupage, per dire, e fai TUTTE quelle che sono in tuo potere. Sembra una ca***ata da Libro Cuore, ma un pò (in attesa di tempi migliori, che sono certa per te verranno presto) funziona!

    1. No ma infatti, tu hai ragionassima, devo darmi una mossa e capire che cosa posso e voglio fare, a partire da piccole cose.
      Grazie mille cara, è sempre un piacere leggerti 🙂

    1. Aiut’… Il confine credo sia labile, visti i sintomi. Da quando ho perso il lavoro, dopo il trambusto emotivo e non solo che ne è scaturito, mi sento sempre un po’ in bilico.

      1. A chi lo dici. Il problema del termine non è solo, uhm, accademico.
        Io mi chiedo se attribuire al fato e alle circostanze (tedio) o alla mia chimica interiore (depressione) l’origine di questo malessere.
        E non so rispondermi (e quindi non so che fare).

        1. Sì, capisco, se fosse la chimica interiore mi incazzerei il doppio, ma forse la verità è, come sempre, nel mezzo… (non che sia molto consolante eh 🙂 )

  2. Ti capisco perfettamente,hai mai pensato di emigrare?io si è anche seriamente.magari varcando la frontiera il tedio lascerà spazio alla voglia di vivere,in bocca al lupo

    1. Ciao e grazie del messaggio! Sì, ci penso ogni santo giorno, come se fosse (e forse lo è) l’unico stimolo positivo e valido per dare una svolta decisiva. Il problema è che non sono sola, c’è il mio compagno che non può, in questo momento, pensare di emigrare. Quindi la frustrazione è ancora maggiore.

      1. allora ti capisco ancora di più,anche io alla fine mi sono dovuto accontentare,per il momento,da queste parti si dice:piuttosto che niente è meglio piuttosto.Stringi i denti.

E tu che ne pensi? :)

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