Ciao, vado a vivere a Fuerteventura!

Questa non è la mia storia (magari!), ma quella di due amici, Paolo e Valérie, che da oltre un anno hanno fatto i bagagli per andare a coltivare il proprio benessere altrove, lontano dall’Italia, a Fuerteventura. Un’esperienza felice che hanno deciso di affrontare insieme, con scienza e coscienza, con i piedi per terra e, come si suol dire, la testa nel cielo, quello sempre azzurro delle Canarie.

No, non sono giovani in cerca di fortuna (o, meglio, sono i diversamente giovani over 40 😀 ) e no, non sono andati allo sbaraglio. Sarà questo forse è il segreto di una scelta così felice?

Qui ci raccontano il come, il perché e danno alcuni consigli a chi sta pensando di fare il grande passo. Perché se è vero che molti sognano di partire, per motivi che loro stessi ci raccontano, pochi lo fanno.
Ci vuole tanto coraggio ma, come spesso accade, un solo ingrediente non basta… Vediamo quali sono gli altri.

179712_10201651906523789_202643487_nQuando e perché avete deciso di allontanarvi dall’Italia?
P. & V. Era un sogno coltivato da tempo, come credo da molti: andare via, sul mare, una vita semplice, aria pura, poco stress. All’inizio è solo un sogno, un chiringhito sulla spiaggia, un barcone per portare i turisti in gita, poi si inizia il gioco del “e se…”, vengono alla mente i possibili ostacoli e le relative soluzioni, quindi automaticamente inizia a crearsi il progetto e il piano, da teorico, diventa sempre più reale.

Perché avete scelto Fuerte Ventura?
P. Una casualità, il vero sogno era e resta Cuba. A Fuerte si era trasferita un’amica, siamo andati a trovarla una settimana di Dicembre e siamo stati accolti da un clima meraviglioso, un posto semplice che ci ha rapito.
V. Te lo immagini? Un posto dove è sempre primavera e in più a sole 4 ore di aereo!

Di che cosa vi occupavate in Italia? E ora?
P. Io ho una società di videoconferenze e il mio lavoro era un essere sempre in viaggio tra le sedi di Milano, Roma, Minsk. Lavoravo on line: Internet, mail, videoconferenza… quindi, se posso lavorare ovunque, perché non scegliere un posto che mi piace?
V. Io avevo un’attività commerciale a Roma che poi ho dato in gestione.

IMG-20140430-WA0000Come vi siete preparati, economicamente, logisticamente e psicologicamente, al giorno della partenza? Quanto tempo ci è voluto?
P. &V. La prima visita a Fuerte è stata a Dicembre, a Luglio ci sono tornato con le figlie per avere una conferma del posto e vedere cosa ne pensavano loro, ma ancora il prigetto era su due anni. Poi, visto che i problemi si risolvevano man mano che comparivano, abbiamo accelerato i tempi e a Gennaio dell’anno successivo stavamo traslocando.

Quali sono o sono state le piccole/grandi difficoltà che avete affrontato o state affrontando? Come le superate/avete superate?
P. Una avrebbe dovuto essere la lingua, anche se una base di spagnolo c’era e la similitudine con l’italiano è nota. Avevamo pianificato dei corsi in loco, poi vuoi la pigrizia, vuoi la rilassatezza, vuoi il fatto che Corralejo ha quasi più italiani che spagnoli, abbiamo rinunciato. Un altro aspetto da non sottovalutare è la mentalità: a Milano le 15:00 sono le 15:00 e io da buon milanese arrivo alle 14:50; alle Canarie le 15:00 sono nel pomeriggio, un momento imprecisato tra pranzo e cena, che a loro volta sono momenti imprecisati durante la giornata. Questo vale ovviamente anche e soprattutto per l’idraulico,l’imbianchino, ecc…
Altro aspetto negativo o quanto meno da ben valutare è la relazione con i familiari: lasciare i genitori soli, nel mio caso le figlie, deve essere ben ponderato e valutato insieme.
V. Io da una parte ero felice perché la vita a Roma era diventata sempre più frustrante, lavorare per pagare, insomma, una lotta continua per sopravvivere, dall’altra un po’ angosciata perché non è facile lasciare gli affetti di una vita.

1378035_10202477260197115_422105526_nQual è la vostra “giornata tipo” a Fuerte Ventura?
P. La mia è come la giornata italiana, almeno fino alle 18/19:00: sveglia, ufficio (piano di sopra), lavoro, pranzo, lavoro. A fine giornata, verso le 18/19 quando ormai in Italia sono le 19/20, stacco e qui la vita cambia: esco per un aperitivo sulla spiaggia, una passeggiata in bici. In caso di bella giornata si stacca alle 16 e si riescono a sfruttare un paio d’ore di spiaggia.
Ho cancellato gli aspetti negativi che mi stressavano a casa: caldo torrido d’estate, freddo l’inverno, traffico, smog, nervosismo…

C’è qualche aspetto negativo per cui sconsiglieresti di espatriare a Fuerte?
P. La mancanza di lavoro, un flusso imponente di transfughi italiani senza arte ne parte ne aspettative. Credo che alla base debba esserci un progetto chiaro, i soldi per avviarlo e soprattutto sostenerlo, mai contare sui turisti o sulle prospettive. Basilare vedere e analizzare il posto, se possibile viverci qualche mese roima di lanciarsi in iniziative dispendiose.

Che cosa significa per voi “vivere all’estero”?
P. Credo che in fondo molte delle cose che apprezzo di Fuerte le avrei anche in Italia, se mi trasferissi in Sardegna o in Puglia. Quello che non possa avere in Italia è uno Stato che ti lascia vivere e lavorare, non ti chiede il 3000% di more su una cartella che tu devi dimostrare di non dover pagare, dove acquistare casa significa accollarsi tasse, avere una macchina è un lusso, muoversi costa, respirare costa, avviare un’impresa è una lotta contro la burocrazia… e non vado oltre.

Espatriare è un verbo che oggi è accompagnato spesso dal verbo disoccupazione. A chi consigliereste di espatriare alle Canarie?
P. Contrariamente a quello che si pensa (espatrio per trovare un lavoro) lo consiglio a chi il lavoro ce l’ha e lo può svolgere da casa. A chi non ha problemi con familiari in Italia che hanno bisogno di sostegno e presenza.

539492_10200736282033749_1188729922_nCome vi immaginate tra un anno? E tra 10 o 20 anni?
P. Tra un anno a Fuerte, come adesso. Tra dieci spero il fisico mi regga e di essere a Cuba. Sicuramente non in pianura padana.

Come immaginate l’Italia, invece, tra 10 o 20 anni?
P. L’Italia è un Paese morto, fagocitato da una classe politica avida e ladra, sostenuta da un popolo di furbi e furbetti, dove tutti pensano di essere migliori del prossimo e che le regole valgano solo per gli altri. Se io avessi 20 anni oggi me ne andrei subito, ma lo dico con la testa del 50enne che ha realizzato quello che voleva da 20enne, che ha visto il suo mondo del lavoro cambiare in peggio, diventare una giungla senza rispetto per nessuno. Meglio allora insegnare kite o vendere magliette passando la giornata in bermuda. Ma sono cambiato io, a 20anni volevo soldi e carriera, oggi voglio vivere.

Che cosa consigliereste ai non più giovani che sono stati esclusi dal sistema lavoro italiano e che vorrebbero ricominciare una vita all’estero?
P. Se hanno qualcosa da investire di prendere il coraggio a due maniaffrontare la vita e partire. Ricominciare. Vivere. Lo stesso per chi ha ancora voglia di costruire qualcosa. Le mie ultime società le ho fatte a Londra e in Bielorussia, mai più in Italia, dove uno Stato ladro ti prende il 60% dell’utile, il sistema bancario ti strangola e nessuno aiuta e sostiene idee e voglia di costruire.
Identico discorso per un pensionato: meglio stare dove servono due bermuda e tre magliette la vita costa 700€ al mese che in Italia dove con la stessa cifra si miore di fame.

Per finire, ripensando alla vostra vita italiana, che cosa vi manca di più? 
P. Mi mancano la cucina e il cibo. Una visita da turista la posso sempre fare e l’Italia, da fuori, è meravigliosa…

Ringrazio Paolo e Valérie (baci!) e aggiungo che Fuerteventura, vista da fuori e da dentro, con i loro occhi, è ancora più bella! Vi lascio con le foto di Valérie, che là ha trovato anche paesaggi ideali per la sua passione 🙂

 

Annunci

8 pensieri riguardo “Ciao, vado a vivere a Fuerteventura!

  1. Non ho ben capito che tipo di attività hanno messo su. Purtroppo oggi avere dei soldi da investire a 20 (ma anche a 30 o 40) non è facile. Comunque non è facile alla loro età decidere di cambiare completamente vita…

      1. Ah! Non hanno creato una nuova attività? Si sono trasferiti continuando a fare il loro lavoro? Questo è un punto a favore del mio pensiero di questi giorni: non è la mancanza di lavoro a mandarci via dall’Italia, ma è il fatto che è diventato un brutto paese in cui vivere!

E tu che ne pensi? :)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...