Stati Uniti, viaggio nell’Ovest: San Francisco e la Hwy 1 (5)

Lasciamo lo Yosemite e Mariposa per una nuova avventura, che ci porta dritto dritto nel cuore di San Francisco. Ero emozionata, avevo sentito parlare tanto di questa città, avevo letto qualche cosa e in ogni descrizione non mancavano mai entusiasmo e fascino. Dalla beat generation ai soliti, cari e rassicuranti film e telefilm americani, tutto mi attraeva (in teoria) di questa città.

Devo dire, col senno di poi, che le mie aspettative non sono state affatto deluse! Abbiamo alloggiato in China Town, dove vive una delle comunità asiatiche più antiche e popolose del mondo occidentale. L’hotel era il Grant Plaza, molto comodo per la posizione (da qui si può tranquillamente girare la città a piedi), non molto costoso visto che non siamo più in mezzo al nulla ma nel cuore di una metropoli. Tuttavia, se mai qualcuno capiterà in questo hotel, consiglio di chiedere una suite con due letti queen perché uno solo per due è davvero piccolo!

Appena arrivati, nel primo pomeriggio, dopo un abbondante pranzo di sushi ci siamo recati a vedere il Golden Gate Bridge, icona della città. Abbiamo preso un autobus da Union Square e poi abbiamo scarpinato parecchio passando per il Presidio, ex quartiere militare, oggi residenziale e periferico, molto grazioso per via del parco che lo circonda e per la vista che, dopo un’oretta, vi si aprirà davanti: il ponte più famoso del mondo (o quasi) in tutta la sua bellezza, al tramonto (nel nostro caso), lontano dal traffico.

Lo abbiamo raggiunto e abbiamo fatto rigorosamente una camminata su di esso, con il rumore assordante del traffico e con la baia di fronte a noi, San Francisco in lontananza e la mitica Alcatraz che torreggiava sopra tutto.

La sera siamo rientrati presto, stanchi morti, per prepararci alla visita della città del giorno dopo. Il programma prevedeva una lunga camminata in tutta China Town, passando per il quartiere italiano North Beach e per i luoghi “sacri” della beat generation, dal Vesuvio Cafè alla City Light Bokstore. Particolare, poi, la stradina di Macondray Lane, che si districa su una scalinata di legno, tra le tipiche case in stile vittoriano (amore a prima vista!).

Il sali-scendi fa paura. Altro che film. Le salite e le discese vi sfiancheranno ma, soprattutto, ho capito che mai e poi mai io potrei guidare in città 😀

Il giorno dopo, ahimè, ci salta la visita ad Alcatraz (prenotate se potete!) e quindi abbiamo optato per un giro sul Pier 39, super turistico (meno male che le otarie parcheggiate sul molo erano simpatiche 😀 )

E poi ci avviamo verso gli ultimi giorni di vacanza, ma proprio quando pensiamo di avere visto quasi tutto… si apre sotto i nostri occhi un nuovo spettacolo che ci rimarrà per sempre impresso nel cuore.

All’altezza di Carmel by the sea lasciamo l’autostrada e facciamo la celebre Highway 1, la strada sulla costa. Miglia e miglia di coste alte e rocciose, mare splendido, calette, verde… simile alle coste irlandesi, ma la lunghezza e i paesaggi che si susseguono curva dopo curva rendono questo luogo unico al mondo. Con tanto di elefanti marini che si crogiolano al sole (ben protetti dagli umani). a Piedras Blancas.

Ci fermiamo più giù. per la notte, a Cambria, un villaggio che, immagino, d’estate sarà meta di molti turisti americani, ma che a marzo ci ha regalato una delle serate più belle della vacanza. Tutto grazie all’alloggio: abbiamo pernottato nell’ostello (B&B) Bridge Street Inn, accogliente nell’arredamento (sembrava una casa irlandese!) ma non solo, perché abbiamo stretto amicizia con il proprietario e i vicini di casa, oltre che con un ospite come noi, trascorrendo una serata tra pizza e falò nel giardino (che nostalgia di quei sorrisi!).

Purtroppo il giorno dopo eravamo pronti già a partire, ma ci saremmo fermati lì un mese intero… ma che dico, una vita intera! Proseguiamo verso l’ultimo tratto di costa che ci separa da Los Angeles, da dove, il giorno dopo, saremmo ripartiti per l’Italia. Questa volta, però, facciamo autostrada per accorciare i tempi, decidendo di fermarci a Santa Barbara.

La giornata era particolarmente ventosa, ma le infinite spiagge avevano il fascino che ci aspettavamo. Stare però a crogiolarsi nella sabbia non era pensabile, così abbiamo pensato bene di pranzare tra gabbiani e tucani, gustando il più buon granchio di sempre! Il ristorante, che vi consiglio visto i prezzi abbordabili, è il Santa Barbara Shellfish Company, molto rustico, ma con dei granchi da 9 libbre che sembrano dei mostri marini veri e propri (e forse lo sono 😉 ).

E poi, che dire, ultima notte a Los Angeles. Vacanza finita, ma con tutto quello che abbiamo visto e vissuto è sembrato di stare via almeno tre mesi. Salvo il fatto che… ripartirei DOMANI!

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5 pensieri riguardo “Stati Uniti, viaggio nell’Ovest: San Francisco e la Hwy 1 (5)

  1. San Francisco e San Diego sono da sempre le mie città preferite della California!
    La prima volta che ci andai mi sembrò di essere stata catapultata dentro “streghe” il telefilm che guardavo da bambina!

E tu che ne pensi? :)

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