Stati Uniti, viaggio nell’Ovest: Los Angeles (1)

Partiamo da Malpensa con un’agitazione degna di un bambino al primo giorno di scuola. Eccitazione per il viaggio, timori per lo scalo a Zurigo, per le lunghe ore di aereo, per l’arrivo, la macchina e l’inglese. Tutto condito da due sorrisi a 54 denti.

Il viaggio è lungo, oltre 10 ore chiusi in uno spazio al limite, ma, diciamolo, non l’abbiamo nemmeno sentito, troppa felicità! Atterriamo che sono le 18 e per fortuna usciamo dall’aeroporto in tempi da record (ci è andata bene, mi sa, perché ci avevano terrorizzate con lunghe file per il controllo bagagli, ma le facce da giandoni in vacanza ci hanno salvato).

Andiamo alla Hertz e ritiriamo la macchina. Dopo qualche litigata con il cambio automatico ci inoltriamo subito nel traffico di Los Angeles, degno della sua fama. Ma le luci, la gente, i quartieri cominciano già a stordirci di gioia. La prima sensazione che provo e che non mi ha mai abbandonato per tutti i 15 giorni, è quella di essere come in un film o in un telefilm, di quelli che vedo da quando ho 5 anni… come può non essere tutto straordinario e familiare allo stesso tempo?

Prevediamo di stare a Los Angeles per tre notti, avevamo prenotato un motel che si è rivelato molto meglio del previsto, nel quartiere di Hollywood (Coral Sands LA). Camera pulita, essenziale, wi-fi, posizione eccellente, prezzo contenuto. Deposti i bagagli, nonostante un sonno epico, usciamo per incontrare nostri due cari amici italiani che vivono lì da un po’. Gioia moltiplicata.

Il giorno dopo, ci svegliamo alla buon ora (a causa del fuso orario, soprattutto la prima settimana, tenderete a svegliarvi all’alba, ma è utile per godersi in pieno le giornate). Decidiamo di uscire a piedi e, visto che le cose da vedere sono tante e i giorni limitati, ci facciamo subito ingabbiare in un tour per turisti, di quelli sul pulmino, che dura circa due ore e ti mostra i luoghi “cult” di Los Angeles. Paghiamo 20 dollari e partiamo dalla Walk of fame.

Niente di altamente culturale, ovviamente, ma abbiamo avuto così la possibilità di vedere Los Angeles da lontano, di percorrere la mitica Mulholland Drive, le ville stratosferiche dei vip, quelle di Beverly Hills, Rodeo Drive ecc.

Los Angeles ha un’estensione che pare non avere limiti, quindi l’auto è fondamentale e se avete pochi giorni a disposizione dovrete per forza limitare le cose da vedere: noi abbiamo perso l’osservatorio Griffith (ma se capitate da quelle parti non fate il nostro errore, piuttosto sacrificate altro!) e gli Universal Studio, di cui non mi pento molto.

La giornata prosegue nel delirio più assoluto di Hollywood, la via centrale, dove incontrerete il Dolby Theatre, dove fanno gli oscar, negozi e tanta, tanta folla, se è il week-end.

Sarà che io e il mio compare non amiamo molto la folla, ma dopo un paio di ore eravamo già al limite di sopportazione 😀
Caso vuole che si festeggiava San Patrizio, quindi ci uniamo ai nostri amici e entriamo in un bar. Quello che ci ha stordito è la follia, positiva o meno, della gente che abbiamo incontrato. Persone di ogni colore, di ogni credo, con qualsiasi disagio mentale o religione convivono, parlano, urlano, si divertono o semplicemente sorridono… Crazy people!

Il secondo e ultimo giorno a Los Angeles è stato dedicato al Forever Cemetery, splendido cimitero immerso nel verde, immenso, con alcune tombe celebri, e a Venice Beach, dove tutto ciò che avevamo intravisto è amplificato all’ennesima potenza. Purtroppo (o per fortuna) era la prima vera domenica di sole e caldo (oltre 30 gradi!) e quindi abbiamo avuto un secondo assaggio del traffico, peggio che in tangenziale a Milano.

Raggiungiamo la spiaggia in un tempo allucinante, ma quello che poi ci si apre davanti è ancora uno spettacolo da godersi. Oceano, ragazzi, oceano. Infinito. Spiaggia… che spiaggia… infinita. Pista da ballo sui pattini che ospita giovani e anziani sulle rotelle (spettacolari!), gruppo di centinaia di persone che suonano il bongo (e da cui provenivano improvvise zaffate di marijuana), poliziotti che guardano, osservano, ma non rompono le scatole a nessuno, “jumpers” che davano spettacolo e intrattenevano centinaia di persone sulla strada.

Tutti, lì, sono liberi di fare qualsiasi cosa, purché non dia fastidio a nessuno. Sono liberi di essere qualsiasi cosa vogliano, qualsiasi età abbiano, qualsiasi vestiti indossino, qualsiasi sessualità pratichino, qualsiasi erba fumino, qualsiasi colore abbiano. Be’, non è fantastico?

Lasciamo la spiaggia e ci rintaniamo in hotel, sapendo che il giorno dopo avremmo lasciato Los Angeles (è un arrivederci all’ultimo giorno di vacanza) e ci sarebbe stata la partenza per il vero viaggio mentale (e non solo) che ci aspetta e che aspettiamo con trepidazione. Destinazione: Gran Canyon. (seconda puntata 🙂 )

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20 pensieri riguardo “Stati Uniti, viaggio nell’Ovest: Los Angeles (1)

          1. Si bia… cascate del Niagara e Toronto… sono stata in Canada nel 94 e nel 96 dai miei parenti ke fanno parte d quella comunità italiana d cui parli…ho girato solo l Ontario ma c SN posti meravigliosi da vedere ke posso suggerirti…mettici anche Ottawa e Montreal!

          2. eh si due fratelli di mia nonna sono emigrati li negli anni ’50…diciamo che avrei parenti in mezzo mondo: Canada, Stati Uniti, Uruguay, Venezuela, Gran Bretagna, Belgio, Francia e Svizzera…ma mancano sempre soldi e tempo per andarci…pensa che nel 94 sono stata in Canada 40 giorni mentre nel 96 30 giorni…ero piccola e me la sono proprio goduta!!!ci scorazzavano dappertutto…sono andata con mia cugina e mia nonna…

          3. wow, deve essere stata un’esperienza fantastica. Con così tanti parenti in giro per il mondo c’è l’imbarazzo della scelta per le vacanze (potendo farle quando si vuole… potresti fare il giro del mondo 😉 )

E tu che ne pensi? :)

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