“In solitario”: un film d’a-mare

In solitario 2Dopo il successo di Quasi amici non potevo perdermi questo altro film al cinema, In solitario, che ha gli stessi produttori e lo stesso attore protagonista François Cluzet. L’impronta francese è stra-evidente proprio nel titolo e nel soggetto stesso del film: una regata in solitario intorno al mondo, la Vendée Globe.

È considerata l'”Everest della vela”, è una delle regate più dure al mondo, si svolge ogni quattro anni e prevede di circumnavigare il globo senza scalo e senza assistenza, completamente soli su delle macchine da guerra che sono appunto le barche.

Per noi italiani, che quando pensiamo allo sport ci viene in mente il calcio escludendo qualsiasi altra disciplina, il mondo della vela agonistica sembra essere su un’altra galassia, ma per i “cugini” francesi non è così, vivono il mare e la vela come qualsiasi altro sport nazionale, forse con più passione e trasporto rispetto a molti altri. Da qui probabilmente la scelta di incentrare questo film interamente sulla vita a bordo di questa barca.

Ora, le possibilità sono due. Se conoscete questa regata resterete senza fiato per tutta la durata del film, perché vi sarà concesso di salire a bordo di queste esclusive barche, di conoscere dall’interno la vita che fanno i navigatori solitari per mesi, senza contare il fascino dei paesaggi, dall’Equatore al mitico Capo Horn. Le immagini sono straordinarie (ma i protagonisti e gli operatori hanno davvero fatto il giro del mondo con quelle condizioni?!)

Se non conoscete questo universo parallelo rimarrete comunque senza fiato e stupiti dal fatto che esistano competizioni così dure e che ci siano atleti così stoici (dei pazzi furiosi!). E se siete almeno un po’ affascinati dal mare… be’, non ve ne pentirete.

La storia è, in stile francese, sussurrata, sfocata, si intravede nei dialoghi e nei silenzi ma porta con sé un significato molto profondo, legato al senso di umanità che nasce e cresce proprio durante questa regata. Tanto da stravolgere le priorità di un uomo e, si capisce, da ribaltare l’animo. Non ci sono molti dialoghi, non si approfondiscono le storie dei protagonisti, è tutto lasciato scorrere tra le onde del mare e nei fischi dei venti “ruggenti” e “urlanti”. Tutto a bordo, dove il navigatore solitario si ritrova non più tanto… solo.

Se vi aspettate un film all'”americana” rimarrete molto delusi, soprattutto nel finale. Vi confesso che per me, invece, il finale è stata la parte più bella ed emozionante. Sarà che il film dimostra – e non mostra – che cosa sia davvero l’umanità, il legame tra esseri umani che prescinde dall’amicizia e da ogni sentimento: un legame nato dal semplice essere uomini, tutti, uguali.

E di umanità si sente spesso parlare, ma quante volta l’avete “vista”? 

Un film che consiglio a chi ama il mare, a chi ama il silenzio, a chi ama l’avventura, a chi ama scavare più a fondo del profondo, senza smettere mai di sorridere. Per riscoprire la dignità e la ricchezza di un essere umano. Come fanno i navigatori solitari 🙂

VendeeGlobeRaceRoute
Questa è la rotta della Vendée Globe. I tratti più difficili sono ovviamente quelli attorno all’Antartico, dove soffiano i 40 ruggenti e i 50 urlanti a temperature rigidissime.
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7 pensieri riguardo ““In solitario”: un film d’a-mare

  1. Wow! Ho praticamente amato il film “Quasi amici” e, dalle tue parole, presumo che anche questo sia un bel film. Va assolutamente visto, magari in lingua originale 🙂
    Una domanda: sai quando uscirà nei cinema?

E tu che ne pensi? :)

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