Contratto a tempo indeterminato: che valore ha oggi?

ordine-giornalisti-nazionaliMe lo chiedo da un po’ di tempo, ossia da quando, dopo diversi anni in redazione, ho scoperto che quello che mia madre vedeva come la risoluzione di tutti i mali è solo un pezzo di carta per fare bella figura con gli altri editori o con il padre eterno, non so.

Lo so, per molti giornalisti e redattori precari sto bestemmiando e chiedo scusa se offendo la sensibilità di qualcuno, il tema è delicato e lo so perché anche io per anni sono stata precaria, in guerra fredda coi redattori interni che a volte scaldavano la sedia mentre io sudavo per avere i miei 100 euro. Ma vi giuro che stare dall’altra parte a volte è un’arma a doppio taglio. Almeno lo è nel mio caso. CONTINUA QUI…

 

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15 pensieri riguardo “Contratto a tempo indeterminato: che valore ha oggi?

  1. Leggiamo leggiamo 🙂 Non c’è nulla di indeterminato, per definizione. L’unica cosa stabile è il cambiamento. Purtroppo il contratto a t.i. non vale nulla se dall’altra parte c’è un imprenditore in crisi. Certo tutti i vantaggi di cui parli esistono eccome, ma il giorno in cui ti dice “non ho i soldi”, indeterminato o no, cambia poco. Tu sei l’unica cosa a tempo indeterminato 🙂 In bocca al lupo e complimenti per il tuo blog, per la tua professione e per il modo in cui scrivi. Simona

  2. mah… io ho fatto un pò il percorso opposto (licenziata con un calcio in c..dopo 8 anni di onorato servizio, con il beneplacet dei sindacati – che anzi ci hanno venduti dicendo che era colpa nostra che non siamo mai scesi in piazza, se ora non avevamo più potere per opporci alle decisioni aziendali -). Da comoda occupata a tempo indeterminato a…in mezzo a una strada. Assaporo la libertà, lo scegliermi i miei orari, la compagnia della mia gatta, ritrovare i miei valori, certo, a volte mi sento anche fortunata… ma non sapere come portare in tavola una pagnotta “sicura”, o capace di coprire il mio affitto (non ho mai potuto aprire un mutuo… non posso dre garanzie) e le poche altre spese, non è una gran bella sensazione.
    Onestamente oggi non saprei che scegliere ma a volte, un diavoletto mi sussurra che era meglio svendersi per poche lire sicure. Se c’è ancora qualcosa di sicuro a questo mondo.

    1. Sì esatto, «se c’è ancora qualcosa di sicuro». Io non voglio sputare sul piatto in cui ho mangiato e sui risultati che sono frutto di giuste lotte per i diritti dei lavoratori degli anni ’60 e ’70. Anzi… che qualcuno li benedica.
      Purtroppo però cambiano le condizioni sociali ed economiche e quel famoso contratto oggi è anacronistico: non si può avere un milione di disoccupati GIOVANI e molti lavoratori ipergarantiti sulla base di un benessere che ora non c’è più.
      I sindacati poi… ecco, un altro triste capitolo attuale. Avevano senso e utilità fino a due decenni fa, forse, ma oggi? Tutelano il più debole? Tutelano chi non ha diritti? No tutelano solo chi diritti ne ha, e manco quello, a volte, come nel tuo caso e forse anche nel mio…
      Ci vuole la garanzia del lavoro… non del contratto, e questo purtroppo manca…
      La pagnotta sicura è davvero l’unica cosa che conta e la garantisce solo una società che produce e non sperpera. Il tuo diavoletto ha ragione, al di là degli ideali, perché una indipendenza economica, di qualsiasi entità, è l’unica cosa conta nel lavoro. Ma il sistema non funziona e quindi uno si ritrova a casa con tutte le sue competenze vanificate.
      (e cmq in bocca al lupo… il discorso è molto più ampio e complesso, lo so… ho voluto solo dare un esempio di come si “ingrippa” il sistema)

      1. Nono anzi! Hai dato un bell’estratto di “reality dall’altra parte della barricata” che un po’ mi conforta.. Tipo sapere che non ero io il problema ma tutto un sistema incancrenito.. Sai a volte l’auto stima cala un po’ quando hai tutto contro…

          1. Ahahaha si autoreferenziale ovviamente. Hai visto il mio nickname: nonnaso non è perché sono famosa per la lucidità e svegliezza mentale………… Ahahah scusa! Io odio il correttore dell’iPhone

          2. Ma no figurati!! Mi hai fatto troppo ridere perché, per la cronaca, io sto scrivendo dal divano con vestaglia, copertina e gatta… 😀

          3. Io pure!!! Sono uscita x fare due passi ma la calca di una milano in piena fiera del mobile mi ha ricacciata a casa, da brava nonna, mugugnando frasi piene d’odio tipo: “mai più senza mazza rotante in borsa quando esco”, o “sui giovani d’oggi ci…” …

          4. 😀 milano piena di gente è insopportabile… la calca in generale è insopportabile!
            ps. ma no che cancello, tanto non legge nessiuno 😛

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